Salvini ordina Casellati esegue. Due favori alla finanza e uno alla Lega. Cannabis, energia, tobin tax. I 15 No di Lady Elizabeth

di Raffaella Malito
Politica
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI

Maria Elisabetta Alberti Casellati ci ricasca. Non è la prima volta che la numero uno di Palazzo Madama debba difendersi dalle accuse di mancanza di trasparenza e imparzialità. A suo tempo rigettò la richiesta avanzata dal Pd perché Matteo Salvini riferisse sui presunti fondi russi alla Lega, derubricando la vicenda a “pettegolezzi giornalistici”. Ieri il nuovo incidente. A Palazzo Madama siamo alle battute finali sulla Manovra. E Casellati, tra le proteste della maggioranza e il tifo da stadio delle opposizioni, boccia come inammissibili, in quanto estranei al contenuto del ddl di Bilancio, 15 misure. No alla Tobin tax (che introduceva un’aliquota dello 0,04% su alcuni tipi di transazioni finanziarie online) e no allo slittamento da luglio 2020 al 1° gennaio 2022 della fine del mercato tutelato per l’energia. Ma soprattutto, stop alle misure sulla cannabis light, legale sotto lo 0,5% di Thc.

Sotto la scure della Casellati anche le norme per il rafforzamento del ruolo della Consob contro le truffe finanziarie online, gli aumenti delle assunzioni a Consiglio di Stato, Tar e Corte dei Conti, la cambiale digitale. Con il no alle misure sulla canapa il presidente del Senato strizza l’occhio alla sua parte politica di appartenenza. Tra Matteo Salvini, Forza Italia e FdI è tutta una gara a intestarsi la bocciatura dei commi in questione. Il primo ringrazia Casellati “a nome delle comunità terapeutiche e delle famiglie per avere evitato la vergogna dello Stato spacciatore”. Il forzista Maurizio Gasparri parla di vittoria del suo partito. Giorgia Meloni – mentre il suo collega Ignazio La Russa dà del “drogato” a un senatore grillino – dice che la vittoria è di FdI. “Uno schiaffo in faccia a 3.000 agricoltori che producono la canapa industriale, quindi a 12 mila famiglie a cui quelle aziende danno lavoro”, commenta Matteo Mantero del M5S.

Che alla Casellati chiede di dimostrare di non aver subito pressioni politiche e di mettere in calendario nella prima seduta utile la richiesta di urgenza per modificare la legge sulla canapa industriale. “Tutte le mie decisioni – ribatte Casellati – sono scevre da condizionamenti politici. La decisione è meramente tecnica. Se voi ritenete il tema importante per la maggioranza, presentate un disegno di legge”. Fonti di Palazzo Madama preciseranno che la misura è stata bocciata perché di natura ordinamentale: estende l’ambito di applicazione previsto dalla normativa che riguarda la coltivazione anche alla vendita. E questo non è possibile se non con un apposito disegno di legge. Casellati non convince iI senatore M5S Alberto Airola che parla di decisione “tecnica con una forte influenza politica”. “Di inammissibile c’è solo il suo comportamento, dovrebbe dimettersi”, va giù duro Giuseppe Brescia (M5S). “Amareggiato”, si definisce il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà.

“A Casellati chiediamo di rivedere il suo giudizio e salvaguardare l’imparzialità”, scrivono in una nota i componenti dell’Intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis. “Mi auguro che la presidente possa fugare presto ogni dubbio sulla possibile mancata imparzialità”, dice Chiara Gribaudo del Pd. Mentre Lia Quartapelle promette che il problema verrà risolto “appena possibile”. LeU con Stefano Fassina parla di “furia proibizionista della destra irresponsabile”. Per il leader di +Europa Benedetto Della Vedova a pagare “questo fanatismo proibizionista” saranno decine di migliaia di lavoratori.