Salvini prima spara sui magistrati, poi li applaude. Il ministro dell’Interno sconfitto sui porti prova a uscire dall’angolo

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Questa volta incassare un’altra sconfitta sul caldo fronte del mare non è stato semplice per Matteo Salvini. “Il Capitano” ha giurato che con lui ministro la Sea Watch 3 non avrebbe mai gettato l’ancora in Italia. Comprensibile dunque che quando in diretta tv è venuto invece a sapere che i migranti stavano tranquillamente scendendo a terra a Lampedusa sia andato nel panico. E nel tentativo di salvare la faccia, il leader della Lega l’ha subito sparata grossa, indossando un’improbabile toga da magistrato e dicendo che avrebbe inquisito il procuratore capo di Agrigento. Ha poi aggiunto di non essere simpatico a Luigi Patronaggio, essendo stato dallo stesso magistrato anche accusato di sequestro di persona.

Ha provato ad alzare la voce: “La Sea Watch non doveva sbarcare. Siamo uno Stato di diritto e non do nessuna autorizzazione. Se qualcuno ha autorizzato deve dare spiegazioni”. “Se la magistratura vuole imporre la sua legge non sto zitto”, ha aggiunto. Come se vi fosse una legge per i magistrati e un’altra per i ministri. Poi, diffusasi la notizia sull’avviso di garanzia al comandante della nave, oltre a rallegrarsi lo stesso Salvini si è affrettato a dire che era stata sposata la sua tesi, quella delle Ong uguali agli scafisti, precisando che lui ha “pieno rispetto delle indagini”. Tutto e il contrario di tutto in poche ore. Tra un tweet, un post e una comparsata in tv. Infine l’auspicio: “Conto che questo sia stato l’ultimo viaggio illegale di questa nave fuorilegge”. Come dargli torto. Sui porti a Salvini resta solo la speranza.