La Sveglia

Sanzioni, ciabatte e solito copione

In ginocchio sul molo di Ashdod, le mani legate dietro la schiena, mentre un ministro cammina tra loro e ne riprende il video per metterlo sui propri profili. Quel filmato, girato dopo l’abbordaggio del 18 maggio in acque internazionali, ora รจ agli atti di un fascicolo della procura di Roma. L’8 giugno i magistrati hanno iscritto Itamar Ben-Gvir, ministro israeliano della Sicurezza nazionale, nel registro degli indagati. Tre le ipotesi di reato: sequestro di persona, tortura, tentato omicidio.

Cosรฌ la magistratura italiana scrive una parola, “tortura”. La politica italiana ne scrive un’altra. Oggi, 15 giugno, il dossier sanzioni contro lo stesso ministro arriva al Consiglio Affari esteri a Lussemburgo. Serve l’unanimitร  dei ventisette, e la Repubblica Ceca si oppone, con Germania e Austria che frenano. Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, ha definito la scena degli attivisti inginocchiati una cosa che ยซsi vede solo nelle dittatureยป. Eppure, dice, ยซisolare Israele sarebbe un errore graveยป: niente rottura dell’accordo commerciale tra Unione europea e Israele, e l’auspicio di ยซun governo di unitร  nazionaleยป a Gerusalemme che isoli gli estremisti.

Una sanzione su un solo uomo, e pure quella ferma a Praga. Lo Stato resta intatto, lo scambio pure. Ben-Gvir intanto risponde che l’Italia ยซรจ diventata il Paese delle ciabatteยป e che l’accordo Usa-Iran ยซnon vincola Israeleยป.

A Bengasi, in un sito segreto, restano detenuti dal 24 maggio Domenico Centrone, 33 anni, e Dina Alberizia, 67, del convoglio di terra della Sumud. L’udienza del 9 giugno รจ saltata senza preavviso. La parola che il fascicolo giร  contiene, il governo non la mette in conto.