Scadenze e obiettivi sballati. Incenerito l’inceneritore di Roma

A Legambiente e Cgil l'inceneritore del sindaco di Roma Gualtieri non piace: "Non riduce i rifiuti, tra 10 anni staremo come oggi".

A Legambiente e Cgil l’inceneritore di Roberto Gualtieri non piace. Il maggior sindacato e la più diffusa associazione ambientalista sul territorio erano stati tra i primi a mostrarsi contrari ai piani presentati dal sindaco di Roma che, invece, vede nella realizzazione dell’ecomostro da 600mila tonnellate la soluzione più adeguata e appropriata per risolvere l’annoso problema dei rifiuti della Capitale.

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A Legambiente e Cgil l’inceneritore del sindaco di Roma Gualtieri non piace: “Non riduce i rifiuti, tra 10 anni staremo come oggi”

Ora Legambiente Lazio e Cgil Roma hanno in un certo senso formalizzato le accuse presentando congiuntamente le loro osservazioni nelle quali da una parte analizzano le incongruenze del Piano Rifiuti del sindaco dem e dall’altra propongono alternative ai piani del Campidoglio.

A emergere dalle loro dichiarazioni è un giudizio netto: costruire un inceneritore a Roma è una scelta sbagliata. “Nel Piano mancano scadenze precise per gli obiettivi di incremento della raccolta differenziata da perseguire entro il Giubileo”, scrivono Natale Di Cola, segretario di Cgil Roma e Lazio, e Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, “mancano del tutto le possibili alternative tra le quali scegliere, non c’è nessun aggancio al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti del 2020”.

E ancora: “I poteri speciali concessi in emergenza al sindaco Gualtieri riguardano le celebrazioni del Giubileo del 2025 ma tutte le scadenze nel piano rimandano al 2030 e non si riferiscono nemmeno al termine della consiliatura”. Inoltre, secondo Di Cola e Scacchi il Piano attuale sarebbe stato scritto con lo scopo “evidente” di giustificare la realizzazione di un inceneritore.

“Basti pensare”, scrivono, “che, da piano, si prevede un’accelerazione nella riduzione dei rifiuti prodotti o che tra dieci anni si immagina di dover gestire la stessa quantità di organico delle ultime annate pre-covid”.

Si tratta, insomma, di assunti che molti definirebbero utopici. Legambiente e Cigil propongono invece di spingere su “raccolta domiciliare, tariffa puntuale (Tarip) e nuove isole ecologiche per arrivare a una riduzione totale dei rifiuti del 12%, portando poi la differenziata al 72% e generando impianti di trattamento dell’organico per almeno 600mila tonnellate l’anno”.

Nella Capitale la raccolta differenziata in un anno è scesa al 45,9%

A Roma, però, nel frattempo, le cose non stanno andando di certo in questa direzione: come ha ricordato anche l’ex sindaca Virginia Raggi, che qualche giorno fa ha puntato il dito contro l’attuale primo cittadino su tanti argomenti, tra cui quello dei rifiuti, la raccolta differenziata in un anno è scesa al 45,9%, un risultato piuttosto insoddisfacente per un sindaco che vorrebbe stravolgere la situazione della spazzatura nella Capitale.

Secondo Legambiente e Cgil, poi, “nel piano gli investimenti non sono adeguati, in particolare per l’ottimizzazione del servizio, la razionalizzazione dei tempi, l’ammodernamento delle fasi di raccolta e l’adeguamento del servizio alle singole realtà”.

Ma quali sono le alternative a quanto proposto da Gualtieri? “Ancora oggi”, commentano il segretario di Cgil Roma e Lazio e il presidente di Legambinte Lazio, “la scelta migliore resta quella di un concorso di idee rivolto al mondo della scienza, delle università e delle associazioni di rappresentanza per proporre un modello innovativo e all’avanguardia che porti a discutere delle politiche per l’economia circolare di Roma non più come un compendio di cattive prassi da evitare ma come di un modello da seguire”.

Insomma, dialogo e non imposizione di un piano che, secondo il consigliere capitolino M5S, Paolo Ferrara, mira a far “diventare Roma la pattumiera del Paese”.

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