Scappare dall’Unione europea costa un botto. Anche a Berlino

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Angela Merkel e Ursula von der Leyen sono miopi, piccole donne. Due donnette. Nella loro grettezza fanno finta che l’epidemia di coronavirus sia un problema solo italiano e forse spagnolo. Rifiutano di emettere eurobond o coronabond per fronteggiare tutti insieme le spese della crisi aperta dall’epidemia. Ursula von der Layen ha detto che gli eurobond “sono solo uno slogan” e che è in preparazione “un piano per aiutare l’Italia”, come se la devastante epidemia non aggredisse tutti ma la sola Italia.

È sfuggita alla von der Layen e alla sua padrona Merkel la dimensione della catastrofe. È sfuggito che la capitale del mondo, New York, ha un morto per coronavirus ogni 17 minuti e che tra pochi giorni avrà più morti che tutto lo Hubei cinese o l’intera Italia. È sfuggito l’allarme di Draghi: “Bisogna immettere subito liquidità nel sistema. I costi dell’esitazione sarebbero irreversibili”. Ovvero, come ha sintetizzato Conte, “questo è un appuntamento con la Storia”. L’Unione europea a trazione tedesca (e ora anche olandese) si prepara invece a proporre all’Italia un contentino: qualche milione di euro da restituire in comode rate.

Sono sempre stato un europeista convinto, ma di fronte a tale sconfortante ipocrisia mi auguro che il nostro governo sia conseguente e rifiuti elemosine. Come ha detto Conte all’ultimo summit, “Grazie, ma facciamo da soli”. Spero che Roma congeli la sua appartenenza all’Unione europea, e poi muoia Sansone con tutti i filistei.
Sì, perché l’Unione europea rischia questa volta di scomparire davvero. Il rischio è palpabile. Può darsi che dall’Ue uscirebbe solo l’Italia; può darsi – ma è meno probabile – che ne esca anche la Spagna. Ma quel che rimarrà dell’Unione, già diminuita dalla Brexit, non sopravviverà a lungo. L’euro crollerà sui mercati e dovrà essere rimpiazzato dalle monete nazionali dei singoli Paesi.

Gli avidi paesi dell’Est europeo (Ungheria, Polonia, Lettonia e tutto il resto del ciarpame) non avranno più una mammella da mungere come fatto finora e scopriranno che il mondo, là fuori, non è latte e miele: è aceto e fiele. Le colpe principali della distruzione dell’Ue saranno della Germania, che pagherà un prezzo molto alto e non conoscerà mai più la ricchezza che ha sperimentato negli ultimi 20 anni. Anche la Francia avrà delle colpe, ma soprattutto una: di aver assecondato la Germania in nome di una (supposta) entente spéciale. Hollande era un buffone. Sarkozy peggio. L’ultimo francese di statura è stato Chirac.

Macron, al netto degli errori di politica interna, è un uomo di visione, e sarebbe ingiusto sminuirlo: ma dubito che abbia il coraggio di compiere un passo così gravido di incognite come uscire dall’Ue e mettersi alla guida di una ben più coesa Europa occidentale – Francia, Italia, Spagna, Portogallo e forse Belgio – che potrebbe fare meraviglie e soppiantare quella che oggi è l’Unione europea.

L’attuale Europa è stata a lungo un incubo. La nuova entità europea sarebbe un sogno, il mio sogno: un’Europa occidentale e latina, che stringe accordi privilegiati coi Paesi mediterranei, Tunisia, Algeria, Marocco, Albania, Croazia, Grecia; che crea una forza militare congiunta di pronto intervento incentrata sulla forza atomica francese; che diventa la potenza principe del Mediterraneo; che interviene nella questione libica, contendendo ai russi e ai turchi il controllo dei pozzi petroliferi tripolini e cirenaici.

Questa Europa occidentale e latina godrebbe di una libertà d’azione straordinaria. Senza i lacci e lacciuoli dell’Ue, stringerebbe accordi commerciali con America, Russia, Cina, ma non solo: anche accordi politici con Paesi come Serbia, da anni esclusa dall’adesione all’Ue; Argentina, dove metà della popolazione è di origine italiana; Etiopia ed Eritrea, che hanno lasciti storici dell’Italia, e poi tutti i paesi del Sahel africano, che hanno antichi legami con la Francia. Questa Europa latina e occidentale annichilirebbe la Germania, oggi un gigante in economia e un nano in politica estera. Berlino cesserebbe anche di essere un gigante in economia, perché la prosperità economica nasce e fiorisce se sostenuta da nerbo e status internazionale, cose che la Germania non ha.

Sarebbe il definitivo declino dell’egoista Europa del Nord e dell’Est, a favore di un’Europa occidentale, latina, ben più nuova, vitale, motivata. Ma come dicevo, dubito che la Francia sia pronta a un passo del genere. In tal caso l’Italia dovrà navigare da sola e stringere immediati accordi economici con gli Stati Uniti di Trump (ben contento di aiutare la disgregazione dell’Ue), prima che con altri; dovrà mettere in sicurezza le sue aziende strategiche; dovrà impedire – anche per legge – che le più importanti aziende italiane vengano acquistate o conquistate da concorrenti europei. Per l’Italia si aprirebbe un mondo nuovo, pieno di pericoli ma anche di possibilità.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

Continua »
TV E MEDIA