Da Campo largo a Campo minato a volte è un attimo. Soprattutto se i rapporti (di forza) tra alleati devono essere ribaditi per stabilire chi comanda. Non certo il miglior modo per pensare di governare insieme… Ma ieri la segretaria dem Elly Schlein ha rotto gli indugi ed è passata all’attacco. Di tutti: Movimento 5 Stelle, dissidenti interni, Giorgia Meloni…
Il primo obiettivo messo nel mirino da Schlein nella sua relazione alla Segreteria è stato Conte, al quale ha rivolto un secco: “Generosi sì, ingenui no”. Il programma si scrive con tutta l’alleanza, ma “non è che uno vale uno in quella discussione” ha sottolineato, facendo il verso a uno dei punti fermi dei 5 Stelle. Perché il Pd, rivendica, ha preso “il doppio dei voti delle altre forze, alle europee alle regionali e alle comunali”, e nessuno “ci ha regalato niente”. Quindi: “Che guidi il partito chi prende un voto in più, non è egemonia, è democrazia.
Se c’è chi non riconosce questo principio democratico, ha aggiunto, “faremo le primarie, le faremo e le vinceremo”. Il programma comune dovrà essere “un patto vincolante” e i dem sono “pronti”, anche “subito”.
Nodo Ucraina (irrisolto)
Quindi è passata all’Ucraina, il nodo più esplosivo della coalizione. E lì, dice la segretaria, la linea resta quella: “Continuiamo a sostenere Kiev, ma la Ue nomini subito un negoziatore unico”. Peccato che il Pd, nei vari passaggi parlamentari ed europei, una “sua linea” non l’abbia mai avuta. Ogni corrente ha votato per conto suo. Rivendicandolo apertamente…
Poi, finalmente, è arrivato l’affondo su Palazzo Chigi: “Io voglio dire a Giorgia Meloni, prendete atto che avete fallito e andate a casa. Prima si vota, meglio è per l’Italia”. Il governo più longevo della Repubblica ha, dice, celebrato il record “con una fanfara spropositata”, perché è “l’unico risultato che puoi vantare”.
Ma “si può restare a lungo a Palazzo Chigi, mentre il Paese rimane fermo”. La premier le chiedeva una critica vera? “Gliene dico dieci”, ha risposto, elencando: pressione fiscale record da dodici anni, “gli stipendi più bassi d’Europa”, quasi sei milioni di poveri assoluti. L’Istat ha ricordato Schlein certifica la permanenza nella procedura d’infrazione: “Il Paese ha la febbre e Meloni se la prende col termometro”.
La replica di Meloni arriva sui social poco dopo: Schlein “risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa”, e lo fa “elencando dieci falsità”.
In chiusura la segretaria si toglie qualche sassolino. A chi pensa “che sarebbero meglio le larghe intese” manda a dire che il Pd andrà al governo “solo vincendo le elezioni con la nostra alleanza progressista”. E rivendica: “Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi e invece sono arrivata alla fine del mandato”.
E i riformisti masticano amaro
Il fronte interno, mastica amaro. Giorgio Gori porta in Direzione il messaggio dei riformisti riuniti a Prato: primarie “a doppio turno con più di un candidato del Partito democratico”. La risposta, lamenta, è arrivata “a mezzo stampa”, dal presidente Stefano Bonaccini, che ha definito l’ipotesi “sciagurata”, dal capogruppo al Senato Francesco Boccia e dal responsabile Organizzazione Igor Taruffi: “La sintesi sta in quattro parole: non se ne parla”.
Lo Statuto lascia l’ultima parola all’Assemblea, “ma non nascondiamoci che la decisione è politica. E mi pare sia stata presa”. Sull’Ucraina Gori alza il muro con gli alleati: nessuno “può pensare di dettare condizioni al principale partito dell’alleanza progressista”, tantomeno quella di “smettere di sostenere anche militarmente l’Ucraina”.
Sandra Zampa concede alla segretaria la “prova di orgoglio”, ma la accusa di essere arrivata tardi, dopo aver subito i “veti da parte del 5 Stelle”. E si dice “stupita” dal rifiuto “acritico” delle pluricandidature: così il Pd “torna a chiudersi in un confine molto ristretto”. Paletti anche sulle regole: niente voto online, “una cautela che i tempi che conosciamo tutti dobbiamo darci”.
intanto Bonelli s’inalbera: “Un’errore quella dichiarazione sull’uno non vale uno”
Fuori dal Nazareno, intanto, il primo a sparare è un alleato. Angelo Bonelli, che boccia il passaggio sull'”uno non vale uno”: “Penso sia stata un errore fare una dichiarazione così”. In un programma, spiega, contano gli argomenti, non i voti: “Il 5% sulle spese militari, lo togliamo?”. E sul federatore: “Allo stato attuale mi sembra che solo il Pd voglia le primarie”. Uno sforzo in più, aggiunge, “sarebbe stato apprezzabile e utile per il Paese”. Più che un campo largo, ormai, un campo minato.