Il titolo scelto per il ritorno della Festa de L’Unità di Milano, in programma dal 3 al 13 settembre negli spazi dell’Arci Corvetto, evoca ottimismo e mobilitazione: “È il tempo delle passioni felici”. Eppure, dietro la retorica dei militanti e i dibattiti sul futuro di una città strategica che andrà al voto nel 2027, si staglia un’assenza estremamente rumorosa. La segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, quest’anno a Milano non ci sarà.
Un vuoto politico che pesa il doppio se confrontato con la massiccia presenza di tutti i “big” del partito e del centrosinistra. Sul palco sfileranno Pierluigi Bersani, Roberto Speranza, Andrea Orlando e Giorgio Gori, affiancati da leader esterni come Matteo Renzi, Nicola Fratoianni e l’esponente del M5S Stefano Buffagni. Ci saranno tutti, insomma. Tranne la leader.
Non vuole immischiarsi nella corsa a Palazzo Marino
A poco serve la giustificazione logistica secondo cui i militanti milanesi dovranno raggiungerla in bus il 13 settembre alla festa nazionale di Reggio Emilia per il suo discorso di chiusura. L’assenza fisica della segretaria in una piazza cruciale, che il centrosinistra amministra da 15 anni e punta a riconfermare, lancia un messaggio politico glaciale. Si tratta, prima di tutto, di un pessimo segnale per i candidati in pectore alle primarie.
All’Arci Corvetto sfileranno infatti i nomi che studiano la successione a Beppe Sala: da Mario Calabresi a Pierfrancesco Majorino, dalla vicesindaca Anna Scavuzzo all’assessore Emmanuel Conte, fino a Lorenzo Pacini e Tommaso Goisis. Sfilarsi da questo palcoscenico significa che Schlein non vuole appoggiare apertamente nessuno di loro. Una strategia di prudente distanziamento dettata dal timore di doversi poi assumere la paternità politica di una eventuale e dolorosa sconfitta.
A Milano Schlein non controlla il suo partito
Ma c’è una lettura ancora più profonda dietro questa diserzione. L’assenza della segretaria conferma che a Milano Schlein non controlla il partito. La federazione milanese e i vertici lombardi restano saldamente in mano a un’area riformista che si muove su binari autonomi rispetto alla linea romana. Mentre la leader fatica a tessere il “campo largo” nazionale, a Milano i democratici guardano altrove: il vero obiettivo della dirigenza locale è un’alleanza strutturale con Forza Italia e Azione. Un asse moderato e pragmatico pensato appositamente per tagliare fuori i 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra.
Di fronte a questa mutazione del perimetro politico, Schlein si ritrova spettatrice. Il suo forfait tradisce l’impossibilità (o la mancanza di volontà) di bloccare un processo locale che sconfessa il suo progetto nazionale.