Scintille sul Sicurezza bis. Dalla Lega tanto rumore per nulla. Scontro alla Camera sugli emendamenti del Carroccio. Esclusi e poi riammessi dopo l’aut aut di Salvini

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Tanto rumore per nulla. Le polemiche tra Lega e M5S che giovedì avevano ingolfato i lavori sul decreto sicurezza bis nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera si sono risolte nel giro di mezza giornata. A minacciare di mettere a ferro e fuoco il Governo era stato il Carroccio. Oggetto del contendere un pugno di emendamenti al decreto riguardanti la Polizia e i Vigili del fuoco, ritenuti in prima battuta inammissibili. A chiedere lo stop dei lavori, ripresi ieri mattina, era stata la Lega che con il leader Matteo Salvini aveva tuonato: “O si risolve o non vado avanti”. Ultimatum lanciato dal numero uno del Viminale col dito puntato contro il presidente di Montecitorio, Roberto Fico, colpevole a suo dire di bloccare le proposte di modifica targate Lega.

ERRORE DI MIRA. Accusa rispedita al mittente dalla terza carica dello Stato: la decisione sull’ammissibilità degli emendamenti spetta ai presidenti delle commissioni, in questo caso entrambi M5S. Solo quando si presenta ricorso questo va indirizzato al presidente di Montecitorio. Gli emendamenti, esclusi inizialmente per motivi tecnici legati all’estraneità al provvedimento, sono stati poi riammessi in parte grazie al ricorso accettato da Fico su alcuni (Polizia) e in parte grazie al lavoro dei presidenti delle Commissioni che hanno trovato la via d’uscita sugli altri (Vigili del Fuoco). Un risultato che fa esultare Salvini: “Vittoria su tutta la linea! Grazie all’insistenza della Lega, sono stati riammessi tutti gli emendamenti a favore di Polizia e Vigili del Fuoco al decreto Sicurezza: buoni pasto, ore di straordinario, vestiario e uniformi, manutenzione di caserme, nuove sedi”.

M5S, però, non ci sta a passare per quelli che tifano per l’antipolizia (secondo una definizione del vicepremier leghista). E fa notare che non solo quegli emendamenti erano condivisi anche da loro (lo provano le firme) ma che le citate misure erano inizialmente previste da una prima bozza del decreto sicurezza bis e poi tolte dal Viminale stesso: “Da quel che vediamo le forze di polizia sono state usate per pura campagna elettorale e a pretesto per minacciare la caduta dell’esecutivo. Non fa onore a un’istituzione che invece le forze di polizia dovrebbe difenderle sempre”. Fico sostiene che la Camera ha dovuto rimediare alle “amnesie del ministro dell’Interno che si era dimenticato di prefetti, polizia e vigili del fuoco quando ha scritto il decreto Sicurezza”.

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di Gaetano Pedullà

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