Scudo fiscale e tesoretto, la pezza per il buco pensioni. Ipotesi restituzione tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro. Ma tra i tecnici ci sono ancora divisioni

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La mina pensioni è tutt’altro che disinnescata. Un primo giro d’orizzonte, su come coprire il buco aperto improvvisamente dalla sentenza della Corte costituzionale, verrà effettuato lunedì nel corso del Consiglio dei ministri. Ma non è detto che da quell’appuntamento, annunciato ieri dal ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, uscirà una decisione defintiva. Nel frattempo spuntano fuori dettagli sulle possibili fonti di copertura. Da una parte si dà per scontato l’utilizzo del “tesoretto” da 1,6 miliardi di euro spuntato fuori nell’ultimo Def e derivante dai margini di intervento in termini di deficit; dall’altra si pensa di ricavare qualcosa dall’operazione rientro dei capitali. Ma si tratta in ogni caso di poste incerte.

IL MIX
Per quanto concerne l’entità della restituzione delle pensioni, la cui indicizzazione per il 2012 e il 2013 venne bloccata dal governo Monti nell’ormai famoso decreto Salva-Italia, il target di spesa possibile è stato identificato tra i 3 e i 3,5 miliardi. Secondo l’Ansa la cifra potrebbe essere reperita tra “tesoretto” (1,6 miliardi di differenza tra deficit tendenziale e programmatico) e incasso dal rientro dei capitali. Entrambe, però, sono coperture che avranno bisogno di una clausola di salvaguardia, perché saranno verificate solo in sede di assestamento. All’interno di questo margine si sta ancora valutando una griglia di soluzioni, che guardano a limitare i rimborsi. E una delle ipotesi sul tavolo, spiegano ambienti di governo, è anche quella di restituire l’indicizzazione della pensione persa per uno solo dei due anni in cui lo stop è stato in vigore. In questo modo, è il ragionamento, si riduce l’impatto sui conti e si risponde a una delle indicazioni della Consulta, che ha giudicato eccessiva la durata del blocco per un biennio.

GLI SVILUPPI
La Corte però ha puntato il dito anche contro la mancanza di progressività dell’intervento, quindi la scelta finale potrebbe essere quella di un mix di misure, con limiti di tempo ma anche per fasce decrescenti al crescere dell’assegno incassato. E una delle soluzioni che resta tra le più gettonate è quella di restituire l’indicizzazione piena solo fino a tre volte il minimo per tutti gli assegni che superano quella soglia (1.500 euro). Soluzione che si traduce in un rimborso più alto per chi ha pensioni basse e più basso per chi invece ha un assegno alto (fissando magari comunque un tetto oltre una soglia ad esempio di 8 volte il minimo).