A Rosolini, in provincia di Siracusa, la prima campanella suonerà lunedì 21 settembre, sei giorni dopo il resto della Sicilia, perché l’ordinanza numero 92 che il sindaco ha firmato il 3 settembre chiude tutti i plessi per una disinfestazione e derattizzazione straordinaria che il testo motiva con la persistenza di un’ondata di calore eccezionale. Tra le motivazioni però c’è anche “la mancanza di adeguate attrezzature di climatizzazione delle aule”. E tutto questo suona già come un bollettino climatico.
Ieri l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, ha pubblicato Learning Interrupted, il rapporto sulle interruzioni scolastiche legate al clima nel 2025, e per l’Italia il conto arriva a 1.175.000 studenti con il percorso interrotto, con le inondazioni come prima causa, mentre l’edizione precedente ne aveva contati oltre 900.000 per le piogge torrenziali del settembre 2024. Tra il 14 e il 15 marzo 2025 le scuole erano rimaste chiuse a Firenze e a Bologna, mentre a Sesto Fiorentino il torrente Rimaggio usciva dagli argini. Due anni di fila. Maltempo, lo chiamano ancora.
Uno studente su dieci
Nel mondo gli studenti colpiti sono stati oltre 171 milioni sui dati di 106 Paesi o territori, uno su dieci fra la scuola dell’infanzia e le superiori, tra lezioni sospese, edifici danneggiati, didattica a distanza e ore tagliate. Le tempeste ne hanno colpiti 109 milioni e le inondazioni almeno 70 milioni. Tre quarti degli studenti colpiti vivono in Paesi a basso reddito o a reddito medio-basso, e in Pakistan le inondazioni monsoniche di agosto hanno ritardato il rientro a scuola di oltre 28 milioni di ragazzi. Poi ci sono le ondate di calore, circa 50 milioni di studenti, cioè la voce che a Rosolini si traduce in derattizzazione.
Il rapporto prova anche a mettere un prezzo al danno: senza interventi, secondo l’Unicef, gli studenti colpiti nel 2025potrebbero perdere almeno 200 miliardi di dollari di guadagni nell’arco della vita. E sono le ragazze a rischiare di più l’abbandono quando il clima chiude la scuola, perché su di loro possono ricadere il lavoro di cura e la raccolta dell’acqua, insieme al rischio di un matrimonio precoce che rende più difficile il ritorno in classe: a loro pensa la direttrice generale dell’Unicef Catherine Russell quando scrive di bambini spinti fuori dall’aula per sempre.
Venti milioni a sportello
Qui da noi i numeri li ha messi in fila ieri Cittadinanzattiva, che alla Camera ha presentato il XXIV Rapporto sulla sicurezza a scuola: 7.543 edifici scolastici, il 19,2 per cento del campione, stanno in aree a pericolosità idraulica da moderata a elevata e ci studiano oltre 1.340.000 ragazzi, più di quelli che l’Unicef ha contato per il 2025. Sul caldo il dato sfiora la beffa, perché impianti di condizionamento o ventilazione ci sono nel 7,4 per cento delle scuole, una su tredici.
Il ministero dell’Istruzione, con il decreto 179 del 2 settembre, mette sul piatto 20 milioni per apparecchi di raffrescamento assegnati a sportello fino a esaurimento dei fondi, cioè alla scuola che trasmette la domanda per prima. Scadenza in queste ore.
Cittadinanzattiva chiede al governo almeno un miliardo all’anno per l’edilizia scolastica, metà da destinare a un piano di adattamento climatico, e i 20 milioni del ministero valgono il 4 per cento di quella metà, per un anno solo. Del resto il Comune di Rosolini la sua parte l’ha già fatta: ha rinviato l’anno scolastico e ha chiamato la disinfestazione.