Sempre più in panne la “macchina” del dl lavoro

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dalla Redazione

Sul decreto lavoro verrà posta la questione di fiducia. Lo ha annunciato, a nome del governo, il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi

Matteo Renzi non ci sta ad incassare le accuse di Susanna Camusso di voler distorcere la democrazia, azzerando la concertazione, nè tanto meno di essere bollato come “apprendista stregone” sulle riforme. E nonostante al congresso della Cgil avesse scelto di inviare come pontiere Andrea Orlando, espressione della sinistra del governo, attacca a muso duro: “I sindacati devono capire che la musica è cambiata, non possono pensare di decidere o bloccare tutto loro. Se vogliono dare una mano bene ma noi non stiamo ad aspettarli”. Il premier sa benissimo che l’equidistanza del governo dalle parti sociali, si chiami Cgil o Confindustria, rompe tabù e antichissimi equilibri. Ma la linea di Renzi non cambia, a costo di arrivare a scontri frontali: va bene confrontarci e sentire il parere di tutti, come la consultazione avviata sulla riforma della pubblica amministrazione, ma “non possiamo più trascinarci come in passato in riunioni fumose che si chiudono senza decisioni”.

Se la Cgil, spiega il premier, pensa a forza di “ultimatum e veti” di farci tornare indietro sbaglia. Scelte e scadenze sono il pallino del leader Pd, come dimostra l'”avanti tutta” sul voto in commissione Affari Istituzionali in Senato al testo base del governo sul Senato delle Autonomie, impartito ieri al ministro Maria Elena Boschi e al vicesegretario Lorenzo Guerini. Palazzo Chigi nega che il governo sarebbe arrivato a minacciare le dimissioni in caso di mancato via libera ma, a quanto si apprende, la tensione è stata alta, e la trattativa estenuante nella maggioranza, sia con Mario Mauro dei Popolari per l’Italia sia con Ncd. E’ per questo che il pasdaran Roberto Giachetti, insiste, non solo nel panorama renziano, nel consigliare al premier di far saltare il tavolo e di andare al voto così da realizzare, con una vittoria netta, una maggioranza omogenea e coesa. Ma Renzi è ancora convinto di poter piegare le resistenze dei frenatori nella maggioranza. E, attraverso Luca Lotti, manda, a poche ore dal voto sul Senato, un avvertimento a Silvio Berlusconi: “Ero alla cena, vediamo se mantiene le promesse”. Altro il discorso sul fronte delle relazioni sindacali: per il leader Pd le parti sociali, volenti o nolenti, si devono adeguare al metodo del governo. “Noi – rilancia la sfida – vogliamo cambiare l’Italia e tutti devono cambiare, anche i sindacati devono fare la loro parte partendo dalla riduzione del monte ore dei permessi e mettendo on line tutte le loro spese”. Il governo andrà avanti comunque, tira dritto Renzi che sospetta che gli attacchi della Camusso siano frutto “di problemi interni” e della concorrenza di Maurizio Landini. “Il fatto che attacchi il governo perchè fa il governo e decide, è triste per i militanti della Cgil”, affonda il premier, convinto che cittadini e lavoratori siano ormai stufi di vecchi riti anche sindacali.