Addio al fine vita. In nome delle unioni civili, sacrificate le norme su eutanasia e testamento biologico

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Le prime vittime del via libera alle Unioni civili saranno il testamento biologico e l’eutanasia, due questioni che per motivi oscuri sono ritenute dalla politica di scarso interesse popolare. Lo strappo violento con le gerarchie cattoliche maturato sulla legge Cirinnà ha consigliato a Matteo Renzi di mandare in soffitta i vari progetti sul “fine vita” depositati in Parlamento: una quindicina in tutto, tre dei quali già incardinati presso le commissioni Giustizia e Affari sociali di Montecitorio. Il capo del Pd non vuole affrontare nè le amministrative di giugno nè il referendum di ottobre scaldando ulteriormente gli animi dei cattolici osservanti. Lui stesso ama ricordare che è un credente e un praticante, ma su alcuni temi ha parecchi dubbi, mentre sulle unioni civili era decisamente a favore. Risultato, “adesso basta guerre di religione, per un bel po’”, come sintetizza un componente del Giglio magico renziano.

MANI LIBERE – In realtà, se si va a controllare che cosa diceva Renzi poco prima di diventare segretario del Pd, si scopre che sull’eutanasia era abbastanza possibilista. Intervistato dal settimanale paolino Famiglia cristiana nel luglio del 2013, il futuro premier rispondeva così a una domanda diretta: “Sono stato molto colpito dalla vicenda Terry Schiavo in America. Se dovesse capitare a me vorrei che fossero i miei cari a decidere. In ogni caso, penso che su questi temi bisogna fare lo sforzo di ascoltarsi reciprocamente e non vivere verità assertive sapendo che la vita è il valore più grande”.  Di sicuro c’è che  la Chiesa cattolica rimane sintonizzata sulle “verità assertive”. Ed è proprio ciò che spaventa Renzi.

Le tre proposte di legge che hanno più futuro sono quelle che sono state incardinate in Commisione lo scorso 3 marzo e affrontano i due grandi temi del testamento biologico e dell’eutanasia. E’ possibile che dopo una serie di audizioni vengano  condensate in un testo soltanto, che alla vigilia del voto sulle unioni civili si prevedeva sarebbe arrivato in Aula per luglio, ma che ora la maggioranza farà in modo di far slittare ad autunno inoltrato.

TENTATIVI – La prima pdl è quella d’iniziativa popolare dell’associazione radicale Luca Coscioni (oltre 100 mila firme), che consente al malato di rifiutare l’attivazione o la prosecuzione delle cure, nonchè di respingere la nutrizione. Se il medico non rispetta le decisioni del paziente, comunicategli dal paziente stesso o dalla persona che era stata da lui precedentemente incaricata con una dichiarazione autenticata, rischia di rispondere civilmente per danni morali e materiali. La proposta introduce poi l’eutanasia, a patto che il paziente sia maggiorenne, abbia una grave malattia con prognosi infausta e ci sia la possibilità di avere un trattamento che porti a una morte senza sofferenze. Poi c’è la proposta di Sinistra Italiana (prima firmataria Marisa Nicchi), che sulla dolce morte è sostanzialmente simile a quella della Coscioni, ma richiede anche il parere di un secondo medico non curante. Infine c’è il progetto di Alternativa Libera-Possibile (primo firmatario Eleonora Bechis) che è tutto condensato in un solo articolo e prevede l’obbligo per i medici di rispettare la volontà del paziente. Per fermare queste proposte, i deputati cattolici, guidati da Paola  Binetti, tenteranno di far valere anche tutta una serie di dubbi di costituzionalità, a cominciare dal principio di indisponibilità della vita umana (articolo 2) e dal diritto all’obiezione di coscienza (articoli 13, 19 e 21).

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di Gaetano Pedullà

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