Sfruttate e umiliate. In Ucraina le donne pagano il prezzo più alto. Dagli stupri alle giovani col capo rasato. Riecco i trofei della brutalità maschile

Dagli stupri alle giovani col capo rasato. Il conflitto in Ucraina vede le donne ancora una volta tristemente protagoniste.

La guerra in Ucraina è entrata a gamba tesa nelle nostre vite scuotendo dolorosamente la memoria storica collettiva sopita in tanti anni di benessere e pace. Ancora oggi possono giungerci testimonianze dirette – sempre meno, naturalmente – di chi è riuscito a sopravvivere a un conflitto bellico di portata mondiale, portando per sempre con se l’orrore della barbarie: quello che difficilmente giunge a noi attraverso i libri di storia.

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Il conflitto in Ucraina vede le donne ancora una volta tristemente protagoniste

La guerra tra Russia e Ucraina non essendo (per ora, speriamo mai) la “Terza guerra mondiale” viene però vissuta emotivamente e psicologicamente come se lo fosse. Investe i valori costitutivi delle nostre democrazie, ridefinisce assetti geopolitici globali e politiche energetiche continentali, ci ripropone crimini di guerra che credevamo superati dalla storia. Almeno, dalla storia che riteniamo interessi noi occidentali direttamente.

A differenza degli orrori che, circoscrivibili in paesi le cui condizioni di instabilità interna non hanno ricadute dirette sulla nostra qualità della vita, possiamo far finta di non vedere. Tra questi crimini, le cui prove eclatanti saranno recepite dal Tribunale dell’Aia, spiccano quelli che vedono le donne ancora una volta tristemente protagoniste.

La guerra è il totale abbrutimento dell’uomo, la cancellazione radicale di una linea di demarcazione tra il bene e il male. La guerra non conosce sconti, concessioni, remore. Così, si possono violentare per ore madri davanti ai loro figli in stupri di gruppo o donne che hanno visto morire il proprio marito – magari un civile disarmato – ricordando loro quanto fosse uno “sporco nazista”.

Perché non dobbiamo dimenticare che questa è “operazione militare speciale”, l’eroica liberazione del popolo ucraino dal nazismo. Gli occhi di quelle donne restituiteci dai reportage che gli inviati fanno sul campo, gridano vendetta e dovrebbero essere monito per coloro che faziosamente alimentano dubbi su chi sia “l’aggredito” e chi “l’aggressore”, o per chi non prende una posizione netta dopo la strage di Bucha.

Il capo rasato delle soldatesse ucraine liberate mostra come tra le pulsioni che animano gli atti di violenza vi sia il piacere di infliggere al nemico l’umiliazione, non semplicemente eliminarlo ma farlo vivere soffrendo con addosso i segni del proprio dominio. I capelli rasati alla donna sono questo, un modo di comunicare a lei e al mondo di quanto il suo corpo sia strumento di affermazione maschile. Trofeo da esibire in nome della propria supremazia.

Il rischio di diventare vittime di tratta per le donne che scappano dalla guerra è elevatissimo

Ma, come se non bastasse, l’incubo continua anche quando si riesce a fuggire agli aguzzini e – a un passo dalla libertà – si scopre che la violenza assume soltanto un altro volto. Il rischio di diventare vittime di tratta per le donne che scappano dalla guerra è elevatissimo, così il loro corpo è delegittimato a mero mezzo dell’altrui piacere e guadando.

In questi giorni emerge inoltre un’altra vergognosa pratica maschile a danno delle povere donne ucraine che disperatamente cercano aiuto: uomini che in rete offrono passaggi, alloggio, sostegno economico salvo poi abusare delle stesse. Decisivo infatti diventa il ruolo giocato dall’informarzione, abbattendo la barriera della lingua e diffondendo l’uso degli strumenti attraverso cui difendersi in circuiti regolamentati e protetti. Affinché questa vergogna abbia fine.

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