Sì dei 5S all’autorizzazione. Salvini rischia il processo. Per i pm sequestrò i migranti a bordo della Gregoretti. Di Maio: fu il Viminale a decidere, non il Governo

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“Il caso Diciotti fu un atto di governo perché l’Ue non rispondeva e servì ad avere una reazione. Quello della Gregoretti fu invece un atto di propaganda perché la redistribuzione dei migranti avveniva regolarmente”. Con queste parole il capo politico del M5S Luigi Di Maio fa sapere che non è disponibile a salvare, per la seconda volta, l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. A cui, tuttavia, augura “di dimostrare la sua innocenza”. Il M5S voterà per l’autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega, per sequestro di persona, richiesta dal Tribunale dei ministri di Catania nel caso della Gregoretti.

NIENTE SCONTI. Il pattugliatore della Guardia Costiera era stato fermo nel porto militare di Augusta (Siracusa) dalla notte del 27 luglio fino al 31 luglio. La Procura aveva ufficializzato la richiesta di archiviazione, sostenendo che “l’attesa di tre giorni per uno sbarco non può considerarsi una illegittima privazione della libertà”. Ma aveva trasmesso gli atti al Tribunale di Catania che ha espresso parere differente: l’ex ministro “ha abusato dei suoi poteri privando della libertà personale 131 migranti a bordo dell’unità navale Gregoretti”. E ora si rivolge alle Camere per avere il via libera a procedere.

Si tratta dello stesso collegio giudicante, che per gli stessi motivi, il 24 gennaio aveva inoltrato identica richiesta al Parlamento per il caso della Diciotti e aveva avuto risposta negativa. L’accusa era di sequestro di persona nei confronti dei migranti rimasti per giorni a bordo della nave militare Diciotti, nell’agosto 2018. In quel caso il M5S fece ricorso al voto su Rousseau per stabilire se il comportamento di Salvini fosse avvenuto per “la tutela di un interesse dello Stato”. I militanti grillini con il 59% dei voti dissero che il leader della Lega non doveva essere processato. Ma non tutti nel M5S furono d’accordo: già allora tre sindaci (Chiara Appendino, Filippo Nogarin, Virginia Raggi) e il presidente dell’Antimafia Nicola Morra si espressero a favore dell’autorizzazione a procedere.

Prima che Di Maio lo scaricasse, Salvini provocatoriamente si è detto “curioso di conoscere” la posizione del M5S sul caso Gregoretti, date le analogie con quello sulla Diciotti, ora che non sono più alleati. Ma il ministro degli Esteri ha spiegato che le differenze tra le due situazioni sono enormi. Per i migranti sulla Gregoretti era già prevista la redistribuzione, per quelli sulla Diciotti no. “Rischio fino a 15 anni di carcere”, ruggisce Salvini, “perché ho difeso la sicurezza, i confini e la dignità del mio Paese”. Il presidente del Tribunale dei ministri Nicola Lamantia, sottolinea, è iscritto a Magistratura democratica. Anche se poi chiarisce che lui non ce l’ha con tutti i giudici (“La maggioranza della magistratura è obiettiva, corretta e indipendente”) ma solo con quelli “che fanno politica”. E comunque spavaldo chiosa: “Per me non sarebbe un problema andare in Tribunale e guardare in faccia un giudice che tra un ministro e chi trasporta illegalmente immigranti irregolari, simpatizza per i secondi”.

La Giunta delle Immunità parlamentari del Senato, che dovrà esprimersi sull’autorizzazione a procedere prima dell’Aula, è stata convocata per oggi. Tra i 23 componenti, uno, Francesco Urraro, è passato dal M5S alla Lega. La maggioranza giallorossa ha 11 membri, l’opposizione 10, due sono del Misto e delle Autonomie. La Lega fa quadrato attorno al suo capo. “Il commento di Di Maio alla vicenda Gregoretti è da piccolo uomo. Più che l’onore poté la poltrona”, chiosa l’ex sottosegretario al Viminale Nicola Molteni.