Si può morire anche di Antimafia. Azienda uccisa da un dubbio

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di Clemente Pistilli

Si muore di mafia, ma anche di troppa antimafia. Quando le indagini fanno flop e iniziano ugualmente a piovere interdittive le aziende perdono gli appalti, finiscono sepolte dai debiti e quando vengono riabilitate dai giudici sono già morte. La storia della Fondazioni speciali spa e del gruppo Italterra di cui fa parte, ex colosso edile del parmense, sembra proprio questa. E nonostante le assoluzioni e gli atti annullati, perché viziati, l’ennesimo ricorso dell’azienda ha visto il Tar della Lombardia prendere ancora tempo. Si tornerà in aula a fine marzo. Il tempo intanto per i 450 lavoratori del gruppo edile è già scaduto, visto che le società che davano loro lavoro sono state costrette a liquidare tutto.

Fine di un colosso
Fondazioni speciali spa, partecipata totalmente da Italterra, fino al 2012 raccoglieva commesse in mezza Italia. Poi uno dei quattordici procuratori speciali che ha avuto l’azienda, Guido Cillo, è incappato in un’inchiesta dell’Antimafia di Reggio Calabria. Gli investigatori hanno sospettato che nell’appalto per la realizzazione di una tangenziale a Marina di Gioiosa Ionica, un lavoro da 131 milioni di euro, dove operava il manager, si erano infiltrate le mafie. Cillo all’epoca era inserito in un’altra società, esploso il caso è stato licenziato da Fondazioni, ma per il gruppo di Noceto, in provincia di Parma, è stata la fine. E’ scattata l’interdittiva e la società ha perso gli appalti per l’Expo di Milano, del valore di 99 milioni di euro.

Le accuse naufragate
Mentre Fondazioni e l’intero gruppo Italterra agonizzavano, si sono mostrate le prime crepe alle ipotesi di affari tra gli imprenditori del Nord e le mafie. Cillo è stato rinviato a giudizio soltanto per frode e truffa e il 19 luglio scorso è stato anche assolto dal Tribunale di Locri. Dieci giorni prima, impugnando le interdittive emesse dal prefetto di Milano, che alla Fondazioni avevano fatto perdere anche un appalto per lavori sulla Salerno-Reggio Calabria, il Tar della Basilicata aveva inoltre annullato i provvedimenti con cui la società era stata fatta fuori da quest’ultima opera, ritenendo illegittima l’interdittiva.

Milano non cede
Nonostante tutto, gli appelli della Fondazioni alla Prefettura di Milano e al Ministero dell’interno sono caduti nel vuoto. La società è rimasta fuori dalle white list per l’Expo. L’interdittiva emessa dall’allora prefetto Gian Valerio Lombardi ha retto. Un’azienda bloccata per un sospetto di mafia paradossalmente dal rappresentante del Governo che, nel 2010, si era attirato una valanga di critiche per aver sostenuto, davanti alla commissione parlamentare antimafia che a Milano e in Lombardia “la mafia non esiste”. L’ennesimo capitolo della triste storia è stato scritto davanti ai giudici del Tar milanese, al quale l’azienda aveva chiesto di sospendere subito gli atti della Prefettura e quelli conseguenti con cui le erano stati revocati gli appalti. I giudici hanno deciso che è necessario acquisire il ricorso presentato al Tar della Basilicata e la sentenza del Tribunale di Locri, fissando una nuova udienza per il 26 marzo. Un’azienda sana distrutta da un sospetto.