Simone Uggetti, assoluzione annullata: “Dalla politica ora mi aspetto un atto di responsabilità”

Simone Uggetti
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La vicenda dell’ex sindaco Simone Uggetti ormai ha molto a che fare con la politica e poco con la giustizia. L’ex sindaco di Lodi era stato condannato (con tanto di arresto plateale in piazza) a 10 mesi il 3 maggio del 2016. La successiva assoluzione in appello aveva spinto il ministro Di Maio e altri esponenti politici a porgere le proprie scuse per la ferocia con cui il suo caso era stato trattato. Da lì le guerre intestine contro Di Maio e l’eterno scontro tra garantisti pelosi e giustizialisti pelosi si è infiammato. Con la sentenza di Cassazione che rinvia il processo in appello i toni si sono alzati ancora di più.

Intervista a Simone Uggetti

Qual è stata la prima reazione alla sentenza della Cassazione?

“Temevo questo epilogo perché i tempi così ravvicinati, di una giustizia improvvisamente celere (la Cassazione ha emesso il verdetto in tempi record, ndr), mi avevano fatto sospettare (e la Giustizia dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto) un esito non favorevole. Emotivamente la parola che più mi viene in mente è “accanimento”. I giudici di primo e di secondo grado, dichiaravano che abbiamo agito per interesse pubblico. Mi chiedo quindi quale fosse il bene giuridico da tutelare”.

Ha il dubbio che questa sentenza sia strumentale a scontri politici?

“È un dubbio che spero possa essere smentito ma che ho. Non sono più sindaco da sei anni, sono ex sindaco di una città di provincia. Per via dell’errore genetico di questo evento (che è l’arresto che ha falsato tutto, se avessi avuto un avviso di garanzia sarebbe tutto più sereno) sono diventato un caso nazionale. Per cercare di correggere questo errore purtroppo si è sviluppata quella che per me da osservatore inconsapevole mi sembra essere una guerra di potere nella magistratura e tra politica e magistratura. Alla politica chiedo atto di coraggio e di responsabilità, non per me ma per amministratori e cittadini. Il servizio giustizia deve essere un alleato dei cittadini e degli amministratori”.

La sua vicenda è stata usata per una guerra interna al Movimento Cinque Stelle?

“Mi sembra evidente. L’attenzione smodata de Il Fatto Quotidiano (il dominus politico del M5S) ha fortemente influenzato e danneggiato l’ambiente e quindi anche me. Io con questo non c’entro nulla ma rivendico il diritto di non farmi intimorire”.

E il suo partito, il Pd?

“Mi hanno chiamato in molti. Da De Caro, Matteo Ricci, Guerini, Palazzi, Majorino… Però adesso il tema di autonomia e di responsabilità nei rapporti tra politica e giustizia deve essere affrontato con più coraggio e determinazione”.

E cosa pensa delle scuse dei suoi ex nemici come Di Maio?

Le scuse di Di Maio mi hanno fatto piacere e le ritengo un fatto importante perché deve essere dialettica anche dura ma non si può mai trascendere. Quello è stato il superamento di una fase. Certo nei 5 Stelle non c’è solo Di Maio”.

Secondo certi giornali lei avrebbe confessato, ma non è vero, avrebbe brigato per guadagno personale, ma le sentenze lo smentiscono. Come valuta certo giornalismo?

“A me appare un presidio pseudoculturale. C’è un pubblico a cui piace un certo stile e un certo atteggiamento: lo alimento, gli fornisco elementi e creo un modello di business su quello”.

Che può fare il Parlamento?

“Sicuramente la Giustizia va completamente riformata. Bisogna capire nell’interesse di chi. Se riformiamo la sanità pensiamo ai medici o ai pazienti?”.