Solo un quarto di chi riceve il Reddito di cittadinanza è occupabile

I numeri smontano la narrazione delle destre che addebita al Reddito di cittadinanza la difficoltà a reperire manodopera.

Per smontare la narrazione delle destre – da Giorgia Meloni a Matteo Salvini, da Matteo Renzi a Carlo Calenda – che addebita al Reddito di cittadinanza la difficoltà a reperire manodopera basta mettere in evidenza quali sono le caratteristiche della platea dei beneficiari della misura figlia del M5S. Ci ha pensato a farlo il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, in un intervento di fine maggio. Un esponente del Pd, dunque, e non un pentastellato.

Solo un quarto di chi riceve il Reddito di cittadinanza è occupabile

I numeri smontano la narrazione delle destre che addebita al Reddito di cittadinanza la difficoltà a reperire manodopera

Ebbene: dei circa 3 milioni di beneficiari del solo Reddito di cittadinanza il 26% sono minorenni, circa 700 mila bambini e ragazzi. In particolare, oltre 100 mila sono nei primi 1000 giorni di vita. Circa il 5% sono anziani con oltre 65 anni. Molti, circa 400 mila, sono gli adulti nella età che precede la pensione, dai 55 ai 65 anni, una età in cui è difficile trovare lavoro se lo hai perso. Il 3,2% sono persone con disabilità. Prevalgono i titoli di studio bassi.

Dai dati Anpal e dai dati raccolti dai servizi sociali, circa il 70% dei beneficiari soggetti al Patto per il Lavoro o al Patto per l’inclusione sociale presenta, a livello nazionale, un titolo di istruzione di livello non superiore alla licenza media. Sono oltre 34 mila i giovani tra i 18 e i 24 anni che risultano usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione. Anche in riferimento alle esperienze lavorative pregresse emerge un quadro di grande debolezza.

Considerando i beneficiari di età superiore ai 15 anni, solo per il 55% si trova l’esistenza di un rapporto di lavoro, anche pregresso, negli archivi delle comunicazioni obbligatorie cui sono tenuti i datori di lavoro. Nel 73% dei casi tale lavoro risulta già terminato al momento dell’indirizzamento ai servizi. La gran parte di questi ha perso il lavoro da molti mesi.

Per circa il 38% infatti, si è interrotto da oltre tre anni. Per un ulteriore 14% da oltre due anni ma meno di tre e per un ulteriore 17% da oltre un anno ma meno di due. Inoltre, dei 3 milioni e 180 mila beneficiari circa risultavano avviabili ai centri per l’impiego, al 31 marzo 2022, 1 milione e 76 mila individui.

Di questi 125 mila sono esonerati dagli obblighi di sottoscrizione dei patti (disabili, persone coinvolte in percorsi di formazione etc), 16 mila rinviati ai servizi sociali e 167 mila già occupati. Quindi erano effettivamente attivabili al lavoro 767 mila persone, di cui 544 mila senza alcuna esperienza negli ultimi tre anni. I numeri non mentono.

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