Sovranisti e manganello, in Abruzzo minacce a un consigliere regionale M5S. Dai banchi della maggioranza parole grosse contro Pettinari: “Gli voglio dà du’ sardelle”

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“Per me du mazzate va bene .. io voglio dà due Sardelle a Pettinari .. io voglio dà du sardelle a ..”. è una voce giovanile quella che parlotta in aula, in dialetto pescarese, riferendosi al vice presidente del consiglio regionale d’Abruzzo, Domenico Pettinari (M5S, nella foto), con un devastante fuori onda che si consuma durante i lavori del consiglio regionale. Si parla di mazzate e sardelle, dunque botte e schiaffi. Parole pronunciate assieme al nome del pentastellato. Pettinari ha confermato che il microfono rimasto inavvertitamente acceso era tra i banchi della maggioranza di centrodestra. Un fatto gravissimo causato da “un clima che all’interno del Consiglio non può certo definirsi sereno”, scrive il pentastellato in una lettera al presidente del consiglio, Lorenzo Sospiri, al prefetto di Pescara, Gerardina Basilicata, e al questore di Pescara, Francesco Misiti.

“Chiedo di portare questo increscioso evento nella prossima seduta dell’Ufficio di presidenza – aggiunge Pettinari – e mi auguro che il presidente accolga questa istanza doverosa per fare luce su quanto accaduto e procedere a sanzionare e condannare uscite di questo tipo che squalificano l’intera Assemblea”. Pettinari si è schierato dalla parte dei più deboli contro l’illegalità e l’abusivismo. Ha dato il via agli sgomberi nella case popolari occupate abusivamente al Ferro di cavallo, a maggiori controlli nelle aree sensibili di Pescara. “Le parole che sono state rivolte a Pettinari sono da condannare”, afferma il capogruppo M5s in Regione, Sara Marcozzi. Il capogruppo della Lega, Pietro Quaresimale, dice di non conosce bene quanto accaduto, mentre non risponde il coordinatore Luigi d’Eramo.

“Da un anno sono consigliere regionale – sostiene invece il leghista Vincenzo D’Incecco – sa quante volte mi hanno detto in commissione regionale al microfono, registrato, lei non sa presiedere la commissione“. Ma passare alle minacce è un’altra cosa “Certo, se nelle dinamiche consiliari accadono delle cose – prosegue – finiscono un secondo dopo il termine del Consiglio. Voglio dì in Parlamento quante volte si sono azzuffati e questo non è detto che sia giusto, e tornando all’accaduto, io sto a quello che mi dice lei, non mi sono accorto, ripeto poi sa le fasi di Consiglio ci sono persone intorno, cioè non mi ricordo manco in che fase, non ho letto nemmeno il giornale”.