Dalla spallata fallita ai rosari: ormai il Generale Figliuolo sembra il Capitano. Vaccini in frenata e contagi in aumento. Il Commissario prima era sempre in tv, ora preferisce le retrovie

FRANCESCO PAOLO FIGLIUOLO
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E niente, alla fine siamo in Italia che comunque è la sede del Vaticano e della Sede Apostolica. Una terra profondamente intrisa di magia e superstizione, come la Tessaglia descritta mirabilmente ne L’Asino D’oro di Apuleio. E quindi non ci può meravigliare più di tanto che il generale dell’esercito italiano, quindi un uomo delle istituzioni, un uomo del fare, Francesco Paolo Figliuolo, vada in pellegrinaggio a Cascia per chiedere intercessioni divine sulla pandemia: “Ho chiesto a Santa Rita di aiutare l’Italia ad uscire da questa pandemia, far sì che la campagna vaccinale proceda e che tutti gli italiani ne capiscano l’importanza. Confidenti nella scienza ma anche nella spiritualità, auspico che Santa Rita posi la sua santa mano sopra di noi per far in modo che ne usciamo”. Naturalmente nulla da obiettare per chi crede, ma a patto che non ci si dimentichi che lo Stato è laico. E forse i vecchi democristianoni di una volta lo sapevano molto meglio degli epigoni moderni.

UN SACCO BELLO. Detto questo il fatto non è se il generale Figliuolo sente il bisogno di un aiutino soprannaturale per il suo piano vaccinale quanto il fatto che ultimamente sembra aver perso lo sprint di cui era dotato qualche mese al suo esordio. La variante delta – che tradotto dal flagello imperante buonista significa semplicemente “indiana” – ci sta facendo capire che ci risiamo. Basta guardare quello che succede nel Regno Unito per trarre adeguate (e spiacevoli) previsioni di quanto accadrà a breve da noi con l’unica differenza che noi siamo stati forse più furbi degli inglesi e abbiamo utilizzato più il Pfizer che AstraZeneca, che come noto, copre molto meno del vaccino americano.

In ogni caso sembra che i vaccini stiano facendo argine non tanto sui numeri dei contagi, di nuovo astronomici in Gran Bretagna, quanto sulle conseguenze meno gravi sui positivi. Ma torniamo al buon alpino e alla sua perdita di lucentezza. In effetti sarà il caldo, sarà il considerevole sforzo fatto, Figliuolo sembra il protagonista di un noto film di Carlo Verdone, Un Sacco Bello, e precisamente il prete strabico e mezzo orbo che non riesce a convincere un figlio dei fiori a tornare sulla retta via. Il grande Mario Brega è costretto a chiamare un vicino “professore” perché “…’sto prete me perde colpi!”.

Ecco il generale Figliuolo è come il prete del film. Ormai non convince più, tergiversa, si immammalucca, va per conventi e bacia pile e rosari come un Matteo Salvini qualsiasi in crisi di mistica. Lo ricordiamo, ad esempio, quando gaio e tosto, affrontava governatori e assessori a suon di sberle, vedi il caso del Lazio con Zingaretti-D’Amato che dovettero cedere ai suoi desiderata vaccinali più volte. Ora l’alpino gioca in difesa, come se fosse stato trasferito dalle amate montagne ad un mare equatoriale. Ad esempio, nel clamoroso caso degli sconsiderati festeggiamenti con pullman scoperto per la vittoria italiana agli Europei, imposti dal capitano della nazionale Chiellini al governo, la sua voce non si è sentita per niente.

Eppure quello che è successo costerà migliaia e migliaia di contagi e vittime in più. Il Figliuolo pimpante dei primi tempi avrebbe picchiato duro come Jack La MottaRobert De Niro in Toro scatenato, invece ora lo ritroviamo in meditazione nella santa Umbria di eremiti e mistici. Attenzione, generale, a non perdere la penna perché in un Paese ingrato come il nostro ci vuole poco a perdere le stelle. E a ritrovarsi nelle stalle.