Spending review, non tornano i conti per il 2014

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di Fausto Cirillo

Sostiene di avere in tasca nientemeno che 20 miliardi di euro, il premier Matteo Renzi. Ma di sicuro non gli sono arrivati né gli arriveranno dalla spending review. Intervenendo ieri alla Commissione Bilancio del Senato, il commissario Carlo Cottarelli ha infatti che i risparmi effettivi per l’anno in corso derivanti dal taglio della spesa pubblica «potrebbero essere nell’ordine dei 3 miliardi». Il suo piano punta comunque per il 2015 a 18 miliardi, che diventeranno 34 nel 2016 una volta che la revisione della spesa sarà arrivata a regime. Quanto si riuscirà a ottenere non dipende peraltro da lui ma dalle decisioni che vorrà adottare il governo. «Ho presentato ieri – ha premesso – una presentazione power point di una settantina di schede al comitato interministeriale. Ho presentato le mie proposte in piena autonomia e ne prendo pienamente la responsabilità. I numeri che andrò a illustrare non sono le mie raccomandazioni di quanto si deve risparmiare ma una lista da cui si potrà decidere cosa fare». Cottarelli ha parlato di 33 gruppi di azioni, alcune delle quali sono di «immediata applicabilità» nel 2014, mentre altre vanno iniziate da subito ma per dare i loro frutti nel biennio 2015-2016 (e per questo motivo spinge per «piani d’attuazione da approvare già entro settembre»). Le azioni più urgenti riguardano in parte la dirigenza pubblica: «Rispetto ai colleghi europei le nostre retribuzioni sono alte, in relazione al reddito pro capite dell’intera nazione». Un’area di intervento è la spesa per pensioni («vale intorno ai 270 miliardi») con l’ipotesi di «un contributo temporaneo dalle pensioni oltre una certa soglia per consentire l’assunzione di nuove persone, intervenendo sugli oneri sociali per i neoassunti». Un prelievo che non riguarderebbe comunque «l’85% delle pensioni, quelle a reddito più basso». Nel mirino di Cotarelli sono finiti anche i costi della politica (rimasta costante nonostante una riduzione del 10% della spesa generale) e quelli dell’alta burocrazia (dai gabinetti dei ministri alle auto blu). È stato anche evocato un taglio di 6 miliardi di trasferimenti alle imprese «da parte dello Stato e delle Regioni» (4 miliardi a livello centrale e 2 a livello locale). Elencando le misure da prendere su un orizzonte più ampio, Cottarelli ha anche auspicato la drastica riduzione delle centrali d’appalto e acquisto (non più di 30-40 invece delle attuali 30mila), un sensibile calo dei costi per immobili, la razionalizzazione delle forze di polizia e degli enti pubblici (probabile la cancellazione del Cnel) e il risparmio per le commissioni bancarie che si pagano nella riscossione dei tributi. Ha infine auspicato un intervento sulle partecipate dello Stato, per le quali ha parlato di un piano entro settembre. Governo permettendo.