Sporcizia, bivacco e vandali. Il Colosseo non sta sereno: da inizio anno già tre episodi con danni molto gravi

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Loro sporcano, bivaccano e devastano, noi ne paghiamo le conseguenze. Sia in termini economici sia di immagine. Così, oltre a essere il più grande anfiteatro del pianeta, inserito fra le sette meraviglie del mondo moderno, il Colosseo detiene anche un altro record. Stavolta molto meno edificante: quello di monumento più “inciso” e rovinato della Capitale. Già, perché mentre non si riesce nemmeno a organizzare un bando di gara efficiente per tutelarlo, ciclicamente cittadini e turisti si divertono a imbrattare l’Anfiteatro Flavio come se fossero a casa loro. In molti casi facendola pure franca. Gli ultimi due casi risalgono al mese scorso ma, c’è da giurarci, non saranno gli ultimi. Il 13 febbraio una turista francese di 45 anni ha pensato bene di scrivere il suo nome (“Sabrina 2017”) sulla base di un’arcata vicino all’ingresso visitatori. La “nostra”, pizzicata dai carabinieri, si è beccata una denuncia per danneggiamento aggravato su edifici di interesse storico-artistico e atti vandalici. Ma il danno resta.

I precedenti – Qualche settimana prima, il 16 gennaio, due pilastri esterni di fronte all’uscita della stazione della linea B della metropolitana erano stati imbrattati con due scritte: “Balto” e (peggio ancora) “Morte”. Gli autori? Tuttora ignoti. Nella stessa notte, come se non bastasse, due turisti brasiliani poco più che trent’anni non avendo di meglio da fare hanno pensato bene di fare un giro dentro al Colosseo. Come, se a quell’ora è tutto chiuso? Semplice: scavalcando la cancellata. Non gli è andata bene: uno di loro è finito al San Giovanni col bacino rotto. “Eravamo ubriachi”, si sono giustificati coi poliziotti, “è stata una bravata”. Che gli è costata una denuncia per invasione d’edificio. Complice una situazione evidentemente fuori controllo, il soprintendente Francesco Prosperetti ha immediatamente promesso un giro di vite contro i vandali. “Vogliamo che ci sia non un controllo dall’esterno ma anche dall’interno – ha detto –. Allo studio c’è un masterplan per il riassetto di tutta l’area”. Tutto molto interessante, per dirla col titolo della canzone di Rovazzi. Ma magari sarebbe stato opportuno pensarci prima, visto che di episodi simili ne erano già successi a bizzeffe.

Foto ricordo – Come dimenticare, per esempio, quanto accaduto esattamente due anni fa (marzo 2015)? All’epoca, volendo lasciare un segno indelebile del loro passaggio a Roma, due giovani turiste californiane hanno preso una moneta incidendo le iniziali dei propri nomi su un muro interno al primo piano dell’Anfiteatro Flavio. Poi col resto dei visitatori intorno (i quali hanno segnalato il fatto agli addetti alla vigilanza), si sono pure scattate una bella foto ricordo. “Non immaginavamo che fosse una cosa così grave”, è stata la loro giustificazione, “ce lo ricorderemo per tutta la vita”. C’è da crederci, visto che sono state denunciate per danneggiamento aggravato su edificio di interesse storico e artistico. Mica è finita. A novembre 2014 un russo aveva infatti tracciato con un sasso una grande “K” su un muro del monumento beccandosi una condanna a 4 mesi dopo un processo per direttissima. Un danno che la soprintendenza definì “notevole” e che “compromette la conservazione e l’immagine” del Colosseo. Ecco perché il masterplan, se e quando arriverà, sarà comunque fuoritempo.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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