Starmer getta la spugna e si dimette, ma sulla guerra in Ucraina la linea del Regno Unito non cambierà

A guidare i Labour sarà l'ex sindaco di Manchester, Burnham che in politica Estera seguirà la linea di Starmer

Starmer getta la spugna e si dimette, ma sulla guerra in Ucraina la linea del Regno Unito non cambierà

Keir Starmer alza bandiera bianca. Davanti a polemiche sempre più feroci e malgrado i suoi continui tentativi di restare in sella, l’ormai ex primo ministro davanti a Downing Street ha annunciato le dimissioni. Così, dopo appena due anni, si è consuma la rovinosa caduta di un leader che non è mai riuscito a scaldare il cuore dei britannici, tanto che secondo gli ultimi sondaggi solo il 19% dei connazionali era soddisfatto, a fronti del 61% rappresentato da quanti lo bocciano senza appello.

Starmer getta la spugna e si dimette

Arrivato davanti alle telecamere, Starmer, visibilmente commosso, ha esordito con parole spezzate dall’emozione: “La domanda che il mio partito si sta ponendo ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali (…) ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare e accetto quella risposta con serenità. Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista”.

“Chiederò al Comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista di definire un calendario, con l’apertura delle candidature il 9 luglio e la conclusione entro la pausa estiva”, ha aggiunto Starmer, ribadendo che rimarrà “primo ministro fino al completamento della procedura” e che farà “tutto il possibile per garantire un passaggio di potere ordinato”. Quel che è certo è che l’uscita di scena di Starmer non arriva come un fulmine a ciel sereno.

A pesare sono state le aspettative troppo alte perché arrivava a Downing Street dopo quasi quindici anni di governi dei Tory, le riforme che prometteva ma che sono rimaste nel cassetto e, soprattutto, la sua intenzione di ristabilire buone relazioni con l’Ue senza riuscirci.

Eppure il vero momento che ha segnato un punto di non ritorno è stato il coinvolgimento di Peter Mandelson, suo uomo di fiducia e nominato ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, nel caso legato agli Epstein Files. Davanti a quello scandalo, Starmer ha sempre detto che la nomina era avvenuta “nel pieno rispetto delle procedure”, salvo poi venire smentito pubblicamente.

Farage lancia la volata a Downing Street

Insomma un flop completo che si inserisce in una crisi sistemica del Regno Unito dove il tradizionale sistema bipartitico, fondato su una relativa alternanza tra Labour e Tory, sembra prossimo al collasso.

A picconarlo sono le nuove formazioni sovraniste ed euroscettiche, in particolare ReformUK di Nigel Farage, che riescono a catturare il diffuso malcontento, paradossalmente lo stesso che hanno alimentato, come nel caso della Brexit che ha peggiorato la situazione ed è stata rigettata dai britannici, con gli ultimi sondaggi secondo cui il 67% degli abitanti del Regno Unito sognano di rientrare nell’Ue. Proprio per questo non stupisce il fatto che Farage abbia già chiesto elezioni anticipate, anche se questo appare uno scenario improbabile.

Sulla guerra in Ucraina la linea del Regno Unito non cambierà

A raccogliere l’eredità di Starmer, salvo colpi di scena, sarà l’ex sindaco di Manchester, Andy Burnham, che ha già confermato che si candiderà alla guida dei Labour e nella prossima corsa a Downing Street che si terrà a settembre. Del resto Burnham, secondo tanti, è il profilo ideale per contrastare ReformUK. Rispetto a Starmer, l’ex sindaco rappresenta un’anima più morbida, ma comunque legata alla tradizione progressista del Labour, e viene descritto come un leader “meno rigido, più vicino alle periferie dimenticate” e dotato di uno stile politico più diretto e rilassato. Ma a parte tutto ciò, sotto la sua eventuale guida è difficile immaginare un cambio di rotta in politica estera.

Anzi tutti si aspettano un ulteriore avvicinamento all’Ue e anche il proseguimento della politica muscolare nei confronti di Mosca, tutte dinamiche che soltanto la vittoria di Farage potrebbero cambiare. Che le cose stiano così lo sanno anche al Cremlino con il portavoce Dmitri Peskov che sul tema si è limitato a dire che “Starmer ha distrutto le relazioni russo-britanniche”, salvo aggiungere che “molti si chiedono se le cose possano migliorare ma è improbabile che qualcuno sulla scena politica britannica abbia una posizione diversa da quella di Starmer”.