L’Iran e l’Oman hanno trovato un’intesa sulle nuove rotte di transito delle navi nello Stretto di Hormuz. Un negoziato che, come sottolinea Teheran, non riguarda in alcun modo gli Stati Uniti, che non hanno fatto parte dei colloqui. Il ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha smentito infatti l’ipotesi di trattative con gli Usa, mentre i negoziati con l’Oman proseguono da tre settimane e hanno portato all’accordo sulle rotte marittime in entrata e in uscita.
L’intesa non è definitiva e non porterà a una riapertura automatica dello Stretto, ma è comunque un nuovo passo avanti che potrebbe portare a una tregua, tanto nel conflitto quanto dal punto di vista delle quotazioni petrolifere. Per chiudere l’accordo è attesa la definizione di alcuni dettagli per poi ufficializzarlo con una dichiarazione congiunta, sempre che – per dirla come Teheran – “terze parti non vengano a ostacolare il processo”.
L’Iran contro gli Usa, ma l’accordo con l’Oman per Hormuz è vicino: 60 giorni di tregua e poi i pedaggi
Un riferimento agli Stati Uniti. Considerati dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano un fattore di rischio, ovvero il blocco navale imposto dagli Usa. Nel frattempo, comunque, lo Stretto rimarrà chiuso finché si registrano “violazioni da parte degli Stati Uniti”, comunica l’Iran. Per riaprire servirà un atteggiamento diverso da parte dell’amministrazione di Washington, fanno sapere fonti iraniane.
Eppure per ora Donald Trump non sembra voler cambiare atteggiamento, minacciando nuovamente Teheran: “Lo Stretto aprirà molto presto oppure subiranno un colpo durissimo e allora lo Stretto si aprirà”. Certo è che l’intesa per Hormuz non riguarderà gli Usa, che non sono stati coinvolti: l’accordo verrà sottoscritto solamente da Iran e Oman. E ipotizza un cessate il fuoco di 60 giorni, per prevedere in 30 giorni la bonifica e la rimozione delle mine dalla corsia centrale dello Stretto. Inoltre si prevede una “tassa di servizio” per i primi due mesi per coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino.
Dopo i 60 giorni verrebbero introdotto ufficialmente i pedaggi e tariffe di transito obbligatorie per le navi mercantili e le petroliere. Intanto la Cnn ha evidenziato un rapporto secondo il quale le scorte militari del Pentagono sono su livelli “pericolosamente bassi”. Da qui le nuove minacce di Trump: “Gli Stati Uniti dispongono di enormi quantità di ‘munizioni’, soprattutto di determinati tipi. Inoltre, ne vengono prodotte grandi quantità e spedite negli Stati Uniti secondo necessità. Le aziende del settore della difesa stanno costruendo il maggior numero di impianti e fabbriche nella storia del nostro Paese. Chi ha divulgato queste dichiarazioni traditrici è ricercato. Verranno richieste lunghe condanne detentive”.