Stop alla vendita di auto a benzina e diesel entro il 2035

L’Italia insieme ad altri Paesi aveva chiesto che lo stop alla vendita di auto a benzina e diesel fosse posticipato al 2040.

Nuovo schiaffo dall’Europa all’Italia che aveva chiesto più tempo per la transizione green per le auto inquinanti. La fumata bianca è arrivata in piena notte. I ministri Ue dell’Ambiente, riuniti a Lussemburgo, hanno trovato l’accordo per il maxi provvedimento sul clima – il cosiddetto Fit for 55 – che prevede lo stop alla vendita di auto a benzina e diesel nel 2035 con l’obiettivo di ridurre per i nuovi veicoli le emissioni di Co2 del 100%. Entro questa data, dunque, saranno fuori commercio i motori a combustione sostituiti da quelli elettrici.

Stop alla vendita di auto a benzina e diesel entro il 2035

L’Italia insieme ad altri Paesi aveva chiesto che lo stop alla vendita di auto a benzina e diesel fosse posticipato al 2040

Presentato dalla Commissione europea il 14 luglio 2021, il pacchetto consentirà all’Ue di ridurre le proprie emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e di raggiungere la neutralità climatica nel 2050. L’Italia, in vista della riunione, aveva tentato assieme a Bulgaria, Slovacchia, Portogallo e Romania di far saltare il banco. In un documento i cinque Paesi avevano chiesto di far slittare lo stop alle auto inquinanti dal 2035 al 2040 e fissavano l’obiettivo di riduzione delle emissioni di Co2 del 90% e non del 100%.

Per assecondare così le richieste dei produttori dell’automotive, a cui sono particolarmente sensibili i ministri dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, e lo stesso numero uno della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Ma il blitz è fallito. I ministri Ue hanno fissato, ad ogni modo, una nuova tappa intermedia del processo di transizione.

Nel 2026 la Commissione valuterà i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni del 100% e la necessità di riesaminare tali obiettivi. Una mini concessione alle richieste di Paesi come Italia e Germania arriva dalla decisione di considerare un futuro via libera per l’uso di tecnologie alternative come biocarburanti, carburanti sintetici o ibridi plug-in se capaci di raggiungere la completa eliminazione delle emissioni di gas serra.

L’obiettivo zero Co2 al 2035 è qualcosa “che le auto ibride ad oggi non possono conseguire, ma se i costruttori pensano di poterlo fare, vedremo, faremo le nostre valutazione nel 2026”, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, evidenziando che il futuro sarà “elettrico”. E che “quella dei carburanti sintetici non sembra una possibilità realistica per via dei costi proibitivi”.

Semaforo verde anche alla proroga di cinque anni dell’esenzione dagli obblighi di Co2 concessa ai produttori cosiddetti “di nicchia”, ovvero quelli che producono meno di 10.000 veicoli all’anno, fino alla fine del 2035. La clausola, a volte indicata come “emendamento Ferrari”, andrà a beneficio in particolare dei marchi del lusso. “Questa è una grande sfida per la nostra industria automobilistica”, ha riconosciuto il ministro francese Agnes Pannier-Runacher, che ha presieduto l’incontro.

“È una necessità – ha spiegato – di fronte alla concorrenza di Cina e Stati Uniti che hanno scommesso molto sui veicoli elettrici”. In Italia l’accordo ovviamente lascia l’amaro in bocca a chi è in prima linea nella difesa dei produttori di auto. “Il passaggio all’elettrico consegna l’industria occidentale nelle mani di Pechino.

Lo stop alla vendita di auto a benzina e diesel dal 2035 è una follia, non serve per l’ambiente ma a far licenziare milioni di persone in Europa e a farne assumere altrettante in Cina. Il Pd? Ovviamente complice”, dichiara il leghista Matteo Salvini. Diversamente il M5S plaude alla decisione presa in un’Europa e definita storica. Borbotta l’Acea, associazione europea dei costruttori di automobili, che chiede “un’azione drastica sulle infrastrutture di ricarica”.

“Se l’Ue vuole essere un pioniere della mobilità sostenibile – dice – la disponibilità di questi materiali deve essere garantita”. Gongolano per lo schiaffo che l’Europa ha assestato ai Migliori gli ambientalisti.

“Cingolani e Giorgetti hanno dimostrato in Europa di essere l’avamposto dei negazionisti climatici ma sono stati sconfitti e per il governo Draghi è una pessima figura quella registrata sul piano Fit for 55”, dichiara il co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli. Greenpeace sperava invece in un accordo più coraggioso. La scadenza del 2035 – dice – è troppo tardi per limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 16:06
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