Stop alle armi verso la Libia. Asse Di Maio-Borrell sull’embargo. Torna nell’agenda europea la missione Sophia. Per i migranti soccorsi si rispetterà la legge del mare

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Già fissata agli inizi di febbraio a Berlino una seconda conferenza sulla Libia, questa volta “a livello di ministri degli Esteri”, il cui obiettivo sarà quello di trasformare il “cessate il fuoco”, punto centrale della dichiarazione finale uscita dalla conferenza di due giorni fa, in un armistizio. A sostenere che il vero nodo sia una tregua duratura e il rispetto l’embargo sulle armi, cioè monitorare che l’impegno preso dagli Stati sostenitori delle parti in conflitto di fermare gli aiuti in armi e mercenari venga rispettato, è anche l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell al termine della riunione dei ministri degli esteri dell’Ue che si è tenuta ieri a Bruxelles: “È stato un buon incontro, sono stati nominati i cinque componenti per il Comitato militare congiunto per la Libia, dobbiamo usare questa occasione (la conferenza di Berlino, ndr) per avanzare verso una soluzione, il cessate il fuoco ha bisogno di qualcuno che se ne occupi, come la questione dell’embargo delle armi”.

Dunque il documento di 55 punti firmato nella capitale tedesca da tutti gli attori internazionali che seguono il dossier libico ha raggiunto il suo scopo, cioè congelare il conflitto e fare in modo che si possano gettare le basi per un dialogo politico; non aveva l’ambizione di mettere ordine a un caos che dura ormai da oltre dieci anni, doveva essere un primo passo verso una soluzione condivisa. Una di queste è “rifocalizzare” l’operazione Sophia, lanciata nel giugno 2015 dall’Ue con lo scopo di neutralizzare la tratta dei migranti e controllare il flusso delle armi nel Mediterraneo: “Quando si dice operazione Sophia la gente in Italia pensa subito alla migrazione. – puntualizza Borrell – Penso si debba fare un grande lavoro per spiegare chiaramente che il rilancio dell’operazione è orientato a rispondere ad una forte urgenza e necessità per il controllo del flusso di armi verso la Libia, ed è una conseguenza della dichiarazione di Berlino. Per questo parlo di rifocalizzazione dell’operazione ma sicuramente qualsiasi nave dispiegata nel Mediterraneo rispetterà il diritto internazionale, questo è fuori questione: deve prestare soccorso a chiunque si trovi in condizioni di pericolo, sempre senza mettere a rischio la sua nave e i suoi passeggeri”.

Anche per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio “la missione Sophia va smontata e rimontata in maniera completamente diversa, perché deve essere una missione per il monitoraggio dell’embargo. Concordiamo sul cessate il fuoco e sull’embargo delle armi in Libia, a noi interessa che ci sia una missione di monitoraggio”. Che tipo di missione di monitoraggio sarà schierata in Libia (europea, araba, internazionale) dipenderà dai colloqui dell’Onu con i 10 delegati libici. “L’Italia è assolutamente disponibile a essere in prima fila per quanto riguarda una missione di monitoraggio della pace. Ovviamente dovremo passare per il Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite, e poi potremo definire anche questo impegno”, concorda il premier Giuseppe Conte, ripetendo che il nostro Paese è pronto a partecipare e guidare soldati in Libia per garantire la fine delle violenze. Non poteva essere diversamente, visto che dalla conferenza di Berlino è emerso “un forte impegno di tutti per una soluzione pacifica della crisi”, come ha affermato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Posizione ribadita a a più riprese anche dalla stessa cancelliera Angela Merkel, che con questa conferenza la ha voluto dimostrare al mondo intero che l’unica strada per risolvere le crisi, e in particolare la crisi libica, è il multilatelarismo.