Storace: Alfano senza futuro. Inaffidabile il suo centrodestra

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di Marco Castoro

Che cosa pensa Francesco Storace del caso Cancellieri?
«Il ministro di giustizia che ha perso la grazia. È una vergogna che rimanga al suo posto. Il paradosso è che sentivo il grillino in aula mentre parlava e sembrava uno dei nostri, solo che i nostri non ci sono in Parlamento».
Comunque in Italia, Storace a parte, non si dimette mai nessuno.
«Per una cosa infinitivamente minore della Cancellieri l’ha fatto la Idem, per un contezioso di mille euro. Questo dimostra quanto sia spregiudicato Enrico Letta. Per una parlamentare e ministro del suo partito non è andato all’assemblea dei deputati Pd a dire: qui casca il governo. Per la Cancellieri, che è un tecnico, invece l’ha fatto. Quindi mi chiedo quali poteri siano in campo in questa vicenda. Sembra un film ambientato sul gruppo Bilderberg».
Renzi ha fatto bene a scuotere il Pd?
«Mica l’ha fatto solo lui. Tutti e quattro i candidati alla segreteria volevano le dimissioni. Mi ha stupito invece Epifani. Nel suo discorso sembrava stesse per dare la mazzata finale poi ha fatto la capriola. La realtà è che sono tutti avvitati su se stessi».
Quindi anche Epifani fa parte dei poteri forti?
«Non v’è dubbio. La prima parte del discorso mostrava l’imbarazzo sulla presenza del ministro e sull’intervento di Letta poi ha sterzato. Michele Emiliano ha detto che Letta ha umiliato il Pd e il suo segretario. È un partito di pazzi».
Tra Letta e il Pd è frattura?
«Sì, anche se – come accade per i comizi prima delle elezioni – lo scalpo serve per scaldare la platea. Tanto poi chi va su fa il time-out. Da oggi il governo è più debole. La fiducia è stata votata controvoglia. Ora chiunque chiederà il telefonino del ministro per intervenire su tizio o su caio. La Cancellieri farà una vita di inferno…».
Pure Alfano doveva dimettersi per il caso Shalabayeva?
«Diciamo che Alfano non è stato convincente quando ha detto che non parlava col capo di gabinetto…».
Ma un ministro può non parlare con il capo di gabinetto?
«Assolutamente no. Io ho fatto il ministro e vi dico che è impossibile. Anzi è vietato non parlare con il capo di gabinetto».
Quindi…
«Si sorreggono l’uno con l’altro. Tutti gli inquilini di casa Ligresti si aiutano».
Dietro c’è sempre la regia di Napolitano?
«Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Perché già rischio 5 anni di galera perché il presidente è intoccabile. La cosa buffa è che dichiara di essere favorevole ad abrogare il reato di 5 anni per chi lo attacca però poi questo reato rimane e tutti restiamo appesi. O meglio, solo io resto appeso perché non mi pare che ci sia qualcun altro a processo».
Hanno fatto bene gli alfaniani a non entrare in Forza Italia?
«Faranno la fine che fece Democrazia nazionale quando si staccò da Almirante».
Ha più futuro Berlusconi o Alfano?
«Alfano ha rinunciato al futuro. Chi lo considera più affidabile? Berlusconi è un combattente. Sabato scorso lo avevo chiamato per fargli gli imbocca al lupo prima del consiglio nazionale del Pdl ma non me l’hanno passato. Domenica è stato lui a chiamarmi e siccome ha chiamato tanta altra gente vuol dire che c’è ancora lui al centro del ring».
Tornerebbe nell’orbita berlusconiana?
«Andrei ovunque dove ascolto i contenuti che condivido. L’ammuina non mi interessa. Ora sono impegnato in uno sforzo di riunificazione a destra. Chiunque tenti di sabotare questo percorso poi non si lamenti se ci sarà la cura verso Forza Italia».
Riunificazione An possibile?
«Io vorrei che tutti quelli che sono stati dal Msi ad An si mettessero insieme. C’è uno spazio che altrimenti finisce in mano ai grillini. E dobbiamo ridare una speranza di destra a un paese su temi come sovranità, etica, immigrazione. Su queste questioni dobbiamo rimettere in campo quell’appello che gli intellettuali di destra, a partire da Veneziani, fecero a luglio».
Ma con la fondazione An ci sono i margini per dialogare?
«Non riesco a capire cosa voglia. È nata perché si è sciolto il partito ed è nato il Pdl. Ma come il Pdl viene a meno come si può dire che non c’è diritto a riutilizzare quel simbolo? In realtà loro non ci credono e non vogliono che altri ci credano. Ci vorrebbero più laicità e rispetto reciproco. Il simbolo An è un brand che può ridare la voglia di lottare. Poi chi lo guida lo guida».