Strage di Crans Montana, aggrediti i coniugi Moretti dai parenti delle vittime di Capodanno

Strage di Crans Montana, aggrediti i coniugi Moretti dai parenti delle vittime di Capodanno. La polizia: "Non ricapiterà"

Strage di Crans Montana, aggrediti i coniugi Moretti dai parenti delle vittime di Capodanno

È successo in pochi minuti e nessuno, tantomeno le autorità della Svizzera, era davvero pronto. Davanti al campus Energypolis di Sion, a ridosso dell’interrogatorio di Jessica Moretti per discutere di quanto accaduto a Crans Montana, la tensione con i parenti delle vittime è rapidamente salita alle stelle. I parenti dei giovani morti durante l’incendio di Capodanno al bar “Le Constellation” hanno incrociato i coniugi Moretti.

Ed è bastato uno sguardo perché il dolore, trattenuto per mesi, diventasse furia.

Strage di Crans Montana, aggrediti i coniugi Moretti dai parenti delle vittime di Capodanno

Urla, accuse e perfino un parapiglia che nessuna scorta è riuscita a sterilizzare. Jessica Moretti e il marito Jacques, arrivati con la polizia e i loro legali, sono stati bersagliati verbalmente. “Assassini”, gridavano i parenti delle 41 vittime che da temo chiedono giustizia per i loro cari. Una situazione ad alta tensione in cui non è mancato neanche uno scambio diretto, durissimo, tra una madre e Jacques Moretti. “Siete la mafia, avete pagato 200mila franchi ed è finita”, ha tuonato la donna.

Parole a cui è arrivata la replica, spezzata ma ferma, dei Moretti: “Non c’è mafia, sono un lavoratore. Mi dispiace. Ci prenderemo le nostre responsabilità”. Parole che sembrano cercare di calmare le acque, ma che, come prevedibile, faticano a calmare la furia delle famiglie che soffrono per un lutto ancora fresco.

L’interrogatorio sotto pressione

Dopo attimi di tensione, il clima è tornato a tranquillizzarsi. E proprio memore di quanto appena accaduto, la procuratrice generale aggiunta del Cantone Vallese, Catherine Seppey, ha aperto l’udienza con un appello alla calma.

Così, archiviata una mattinata difficile, la polizia cantonale vallesana, apparentemente colta in contropiede dalle proteste dei familiari, ha annunciato il rafforzamento delle misure di sicurezza per evitare che episodi simili si ripetano nel corso del futuro dibattimento. Insomma dalle autorità elvetiche arriva un segnale chiaro che il processo dovrà svolgersi nel pieno rispetto della legge.