“Su Renzi questione di affidabilità. Non basta vincere, poi bisogna governare”. Parla il vicepresidente del M5S, Gubitosa

Sulla presenza di Renzi nel campo largo, Gubitosa parla di affidabilità. Non basta solo vincere, poi bisogna anche governare

“Su Renzi questione di affidabilità. Non basta vincere, poi bisogna governare”. Parla il vicepresidente del M5S, Gubitosa

Un sondaggio di Lab21 di Roberto Baldassari per il nostro giornale indica come l’ingresso di Matteo Renzi nel campo largo rischi di presentare il conto soprattutto al M5S. Michele Gubitosa, deputato e vicepresidente M5S, che ne pensa?
“Non è una semplice questione di personalismi, noi crediamo che la scelta dei nostri compagni di viaggio sia una materia innanzi tutto politica e di affidabilità. Dobbiamo garantire, alla coalizione e al Paese, una prospettiva in cui nessuno abbia la possibilità di esercitare un potere di ricatto e condizionare gli obiettivi che metteremo nel programma. Non può essere sufficiente vincere le prossime elezioni politiche, dobbiamo avere la garanzia di durare per poter cambiare il Paese e rimediare ai disastri compiuti dal governo Meloni. Anche per questo abbiamo chiesto al Partito democratico garanzie politiche sulla presenza di Renzi in coalizione”.

Oggi ci sarà l’avvio del tavolo di programma. Partiamo dai temi che porterete come Movimento. Stop al riarmo e all’escalation militare in Ucraina.
“In un momento nel quale le nostre famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese, in cui i cittadini devono scegliere se fare la spesa o il pieno di benzina, in cui le nostre imprese lottano per non chiudere i battenti, è offensivo fare decine di miliardi di scostamento per le armi. Noi lo ribadiamo: dobbiamo fermare questa folle corsa al riarmo, opporci con decisione all’escalation militare che sta incendiando il mondo e sta prosciugando le risorse degli italiani”.

A fronte di 5,4 milioni di persone in povertà assoluta e 8,7 in povertà relativa riproporrete il Reddito di cittadinanza. E poi il salario minimo. È corretto?
“I dati da lei citati sono emblematici e indegni di un Paese civile. Non possiamo continuare a ignorare i bisogni dei più fragili, né accettare che i salari degli italiani non permettano loro di arrivare a fine mese perché il loro potere d’acquisto è calato del 10% da quando c’è questo governo. Se c’è qualcuno che non è d’accordo sulle garanzie per chi è sotto la soglia della povertà o sull’innalzamento del salario minimo, che abbia il coraggio di dirlo”.

Perché invece non vi piace l’idea di una patrimoniale?
“Non si tratta di una questione ideologica, siamo ampiamente favorevoli alla redistribuzione del reddito, le nostre proposte su extraprofitti da un lato e reddito e salario minimo dall’altro lo dimostrano. Il problema è trovare lo strumento adatto e temiamo che una patrimoniale possa avere delle criticità difficilmente superabili. In tanti altri Paesi europei la misura ha mostrato grossi limiti, come i tanti contenziosi o la possibilità di occultare i redditi più alti, con il risultato che quelle risorse vengono perse per sempre”.

Scuola e sanità sono le due voci maggiormente falcidiate dai tagli nella Manovra. Cosa proponete voi?
“Da un lato proponiamo di passare dal Ponte sullo Stretto a un ponte sul futuro dei nostri giovani, reindirizzando quei 13,5 miliardi destinati a un’opera al momento irrealizzabile verso le vere esigenze della nostra scuola. Il governo taglia docenti e personale scolastico, noi puntiamo su grossi investimenti per strutture, stabilizzazione del personale, garanzia del diritto all’istruzione per tutti. Dall’altro, vediamo briciole per la sanità e 6 milioni di italiani che rinunciano alle cure e noi, al contrario, proponiamo una sanità efficace per tutti da Nord a Sud, investimenti per garantire salari dignitosi a medici e infermieri, un fondo perequativo finanziato dalla sanità privata per ridurre le liste d’attesa”.

Siete fiduciosi che nonostante le sensibilità differenti nel cosiddetto campo largo riuscirete a trovare l’accordo?
“Non ho nessun dubbio. Le sensibilità diverse sono perfettamente normali, in una coalizione, ma restano enormi spazi di condivisione. E poi siamo tutti d’accordo su una cosa: è fondamentale dare un forte segnale di discontinuità rispetto al governo Meloni, che è stato forse il peggiore della storia repubblicana”.