Giornata nera in casa Bartolozzi-Armao. Mentre a Roma la Consulta stabiliva che Giusi Bartolozzi può essere processata per false dichiarazioni nel caso Almasri senza il via libera della Camera (leggi sopra), a Palermo, la gip Giuseppa Zampino mandava agli arresti domiciliari suo marito, l’avvocato Gaetano Armao, accusato di corruzione.
Armao non è un nome qualunque. Vicepresidente della Regione Sicilia dal 2017 al 2022 con Nello Musumeci, candidato governatore del Terzo Polo nel 2022, docente all’Università di Palermo, dal 2023 è consulente giuridico di Renato Schifani. Incarico lasciato quando l’inchiesta è diventata pubblica, il 2 ottobre scorso, con le perquisizioni negli uffici della presidenza della Regione, nei suoi studi e nelle case di Roma e Palermo.
Soldi in cambio di favore agli imprenditori, l’accusa per Armao
Secondo i pm di Palermo, Armao avrebbe sfruttato il ruolo di esperto del presidente e soprattutto quello di presidente della Commissione tecnica specialistica, la Cts che rilascia le autorizzazioni ambientali regionali, per incassare soldi da alcuni imprenditori in cambio di favori. Al centro ci sono aziende delle energie rinnovabili, ma anche società di cure palliative che temevano l’allargamento dei sostegni regionali ad altri operatori.
Il meccanismo, per l’accusa, sarebbe passato dall’avvocato Pierluigi Matta, collega e amico di Armao: le mazzette, stando alla ricostruzione dei pm, risultavano come parcelle per consulenze legali mai fatte, Matta prelevava il denaro arrivato con bonifico e lo consegnava in contanti.
Le telecamere della Squadra mobile, piazzate nell’auto e negli studi dei due, avrebbero ripreso diversi passaggi di soldi. Banconote che Armao nascondeva in un orologio a pendolo del suo studio, dentro cilindri metallici. Per la Procura aveva un “ruolo sostanzialmente sostitutivo del vertice politico”.
Dal canto suo Armao respinge ogni addebito e dopo le perquisizioni aveva promesso di dimostrare che le accuse sono “prive di fondamento”. Davanti alla gip, nell’interrogatorio preventivo previsto dalla riforma Nordio, la linea della difesa è stata chiara: erano consulenze regolari, non tangenti.
Tuttavia la gip non ha accolto la richiesta più pesante. Per Armao e Matta la Procura voleva il carcere: per entrambi sono arrivati i domiciliari, come per l’imprenditore Luigi Zancla. Respinte invece le misure per gli altri indagati, tra cui Giuseppe Geremia Lombardo, deputato all’Ars dell’Mpa e nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo.
L’inchiesta comunque ha già fatto tremare Palazzo d’Orléans. A ottobre scorso, il presidente Schifani aveva convocato una giunta straordinaria e meditato le dimissioni, sotto la pressione del suo stesso partito, Forza Italia. La commissione regionale Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici, ha aperto un’indagine sulla prevenzione della corruzione. E il primo convocato era stato proprio Schifani, il governatore che aveva voluto Armao al suo fianco.