Sul 5 per mille salta il tetto massimo di 400 milioni

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di Carmine Gazzanni

Alcuni parlamentari, nella mole di emendamenti alla legge di stabilità, ci avevano provato: eliminare il tetto di 400 milioni al 5×1000. La proposta però è stata cassata. Non c’era modo e tempo per inserire la norma. Peccato. Questo, infatti, rimane il problema capitale del fondo.

Contributi buttati
Accanto ai tanti che godono del ricco piatto, infatti, sono molti i contributi che vanno perdendosi. Colpa appunto del tetto fissato a 400 milioni di euro, che non è affatto in linea con il volere degli stessi contribuenti che ormai da anni attribuiscono un importo decisamente superiore. Non solo: negli ultimi anni lo Stato nemmeno è giunto a elargire i 400 milioni pattuiti fermandosi arbitrariamente ad una cifra inferiore.
Nel 2010, a fronte di un importo attribuito dai contribuenti di 463 milioni, ne sono stati assegnati 383; nel 2011, su 487 milioni, solo 395. Il calcolo è ancora più interessante se consideriamo il monte dei soldi non assegnati dal 2006: su 2.528 milioni attributi dai contribuenti, solo 2.233 circa assegnati. La soluzione al problema? Lo dice chiaramente la Corte: “Al fine di garantire la piena esecuzione della libera scelta dei contribuenti, andrebbe eliminato il tetto di spesa, in maniera tale che l’attribuzione del 5×1000 dell’Irpef non si traduca in una percentuale, di fatto, minore”.

Incompetenza
Sotto la lente dei magistrati finiscono anche coloro che dovrebbero occuparsi del controllo e dell’assegnazione del fondo. Basti pensare, d’altronde, ai ritardi nelle erogazioni (mediamente di due anni) imputabili alla pluralità di amministrazioni coinvolte – ben otto! – con scarso coordinamento tra loro, e a disfunzioni interne a ciascuna di esse. Non sarebbe un caso, allora, che la Corte parli proprio di “incompetenza” del Ministero del lavoro nella compilazione degli elenchi dei beneficiari. Si dovrebbe far riferimento alla convenzione del 26 ottobre 2010 in cui si stabilisce che è compito dello stesso ministero riscontrare “l’elenco dei soggetti destinatari dei pagamenti (…) redatto dall’Agenzia (…), segnalando eventuali posizioni da sospendere”. Peccato, però, che a detta della Corte tale attività sia stata esercitata una sola volta.