Sul decreto armi a Kiev si spaccano maggioranza e opposizione, solo da M5S e Avs doppio no a fiducia e decreto

Sulle armi a Kiev si spaccano maggioranza e opposizione. Da M5S e Avs doppio no a fiducia e decreto. Vannacci sì a fiducia e no a decreto

Sul decreto armi a Kiev si spaccano maggioranza e opposizione, solo da M5S e Avs doppio no a fiducia e decreto

Come al solito, sulle armi a Kiev si spaccano maggioranza e opposizione. Il decreto è passato alla Camera, ma le posizioni espresse in Aula raccontano soprattutto un festival di incoerenze. I “vannacciani”, i deputati che hanno lasciato la Lega per aderire a Futuro Nazionale, il nuovo partito dell’ex generale, hanno votato sì alla fiducia ma no al decreto: un equilibrismo di Palazzo che sa di furbizia, buono per prendersi la copertura politica e poi fingersi “duri” nel merito. La possibilità di scindere il voto è prevista a Montecitorio ma non al Senato.

Sulle armi a Kiev si spaccano maggioranza e opposizione. Solo da M5S e Avs doppio no a fiducia e decreto

Italia Viva, Azione, Più Europa e Pd hanno votato contro la fiducia ma sì al decreto: opposizione di facciata, perché quando si arriva al punto decisivo – gli aiuti, anche militari – la linea si appiattisce su quella del governo. Tra le opposizioni, Avs e M5S, coerenti da sempre contro l’escalation militare e la deriva bellicista, hanno invece espresso un doppio no: su fiducia e decreto.

L’equilibrismo di Vannacci

“Voteremo a favore della fiducia perché questo voto non è nel merito del provvedimento, sul quale rimaniamo contrari, ma serve a delimitare un perimetro politico funzionale a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi e un partito di Destra come Futuro Nazionale sa bene dove stare”, ha dichiarato Roberto Vannacci. Tradotto: non è merito, è posizionamento. E quando si parla di guerra e pace, il posizionamento diventa l’alibi perfetto.

Le ipocrisie della Lega

“Più che Futurismo di Marinetti è il trasformismo di Giolitti”, replica il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari. “È un buffo tentativo – dice – di salvare l’immagine”, e rincara: se fai un partito contro il governo perché lo accusi di sostenere Kiev e poi al primo voto voti la fiducia, ti contraddici. Parole che colpiscono, ma pronunciate da una Lega che da anni recita la parte di quella “contraria agli invii” e poi, nei fatti, vota tutto ciò che il governo le mette davanti.

Non a caso Molinari si arrampica sugli specchi: “Noi non abbiamo mai voluto votare, no, questo è il punto. Noi abbiamo sempre votato tutti i provvedimenti di sostegno a Kiev, facendo distinguo, ma sempre votando”. Distinguo per la propaganda, voti per la sostanza. E peraltro, al Parlamento europeo, la delegazione leghista ha votato contro il prestito da 90 miliardi all’Ucraina contrariamente a Fratelli d’Italia e Forza Italia: il solito doppio registro, a seconda del pubblico.

Scintille tra vannacciani e M5S

Scintille sono scoppiate poi in Aula al momento del voto sul primo dei tre ordini del giorno dei “vannacciani” – tutti bocciati – per lo stop dell’invio di armi a Kiev. Questi odg, ha sottolineato Edoardo Ziello, “servono anche per vedere l’atteggiamento delle forze politiche che a parole si dichiarano a favore dello stop dell’invio delle armi ma poi con i loro voti si dimostrano in contraddizione”.

Replica il M5S: “Per noi l’ordine del giorno proposto dai vannacciani – ha detto Riccardo Ricciardi – è carta straccia”. E ricorda: nel 2023 favorevoli al decreto Ucraina, nel 2024 lo stesso, e ancora favorevoli alle comunicazioni del Consiglio europeo del 2025. “La pace è una cosa maledettamente seria… Farci propaganda è vigliaccheria”. E incalza sulla credibilità di chi “ha appena dato la fiducia a questo governo”, a Crosetto, a Tajani, a Meloni: una fiducia che smentisce ogni posa “anti-escalation”. “Questo gruppo è passato da un capitano a un generale perché evidentemente per loro la politica è obbedienza a un individuo e non a delle idee”.

Solito copione nel Pd

Dal Pd Piero Fassino rivendica: “Non voteremo la fiducia mentre diremo sì agli aiuti civili e militari all’Ucraina. Lo faremo in piena coerenza con la Costituzione”. Una “coerenza” proclamata che, dai partiti pacifisti come M5S e Avs, potrebbe suonare come l’ennesima copertura “responsabile” per continuare ad alimentare l’escalation.