Sul Tav Di Maio sfida Salvini. Al Senato la mozione Cinque Stelle contro la Torino-Lione. Intanto balla la maggioranza sul decreto Sicurezza-bis

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La partita in piedi, almeno fino alla pausa estiva, tra Lega e Movimento Cinque Stelle potrebbe avere esiti ben più incerti di quel che si creda. Specie perché all’orizzonte ci sono non pochi provvedimenti, a cominciare da decreto Sicurezza-bis e Tav. Senza dimenticare, anche se più in lontananza, la discussione mai sopita tra le due forze di maggioranza sulle Autonomie. Lo scontro interno ai gialloverdi, come si sa, sono riscoppiate sulla Torino-Lione: dopo l’apertura all’opera da parte di Giuseppe Conte, è stata presentata una mozione al Senato (a prima firma del capogruppo, Stefano Patuanelli) che impegna l’esecutivo “a cessare le attività relative al progetto” del Tav e “riassegnare le risorse al bilancio dello stato per essere poi destinate ad opere pubbliche più utili e urgenti”.

I senatori M5S bollano il progetto come “obsoleto, legato a modelli di sviluppo superati e non sostenibili”, affetto da “criticità rilevanti” e basato su previsioni “smentite dai fatti”. Facile prevedere l’esito nel momento in cui la mozione arriverà a Palazzo Madama: tutti voteranno contro, fatta eccezione per gli stessi 5 stelle. Come però ha spiegato ieri Luigi Di Maio, Matteo Salvini dovrà più di qualche spiegazione ai suoi elettori, dato che la Lega userà “i voti del Pd per fare un favore a Macron”. Ed è anche per questa ragione che l’obiettivo dei pentastellati è andare al voto sulla mozione prima della pausa estiva (verosimilmente il 7 agosto) di modo da mostrare palesemente le forze favorevoli all’opera e quelle contrarie, con un’unica garanzia: che l’esecutivo non dia il proprio parere sulla mozione, come di norma avviene, rimettendosi all’Aula. Solo così si potrebbero salvare “capre e cavoli”: i 5 Stelle resterebbero formalmente contrari all’opera; e il Governo potrebbe prendere atto della volontà parlamentare e avviare i lavori senza cadere.

LA PARTITA DI SCAMBIO. Non è detto, però, che la vicenda politica segua un andamento lineare. Innanzitutto c’è da tener conto dei contraccolpi del voto e delle reazioni dei singoli esponenti che, come abbiamo visto negli ultimi mesi, sono spesso imprevedibili. Ma c’è di più. Negli stessi giorni in cui arriverà la mozione, al Senato si dovrà votare anche il testo di conversione del decreto Sicurezza-bis, ultimo atto della legge tanto cara al ministro dell’Interno. Nonostante Di Maio abbia tranquillizzato i leghisti, precisando che, avendo i 5 Stelle già votato a favore del provvedimento alla Camera, sarebbe un paradosso ora votare contro. I numeri, però, disegnano uno scenario incerto: sommando i 106 senatori pentastellati e i 57 del Carroccio la maggioranza gialloverde dispone di 163 voti, due in più rispetto ai 161 richiesti rispetto al plenum. Nell’ultimo voto di fiducia a palazzo Madama, il 27 giugno scorso sul dl Crescita, il Governo si fermò a 158 voti favorevoli, a fronte di 104 no.

Insomma, il voto a favore del provvedimento da parte dei 5 stelle potrebbe essere garantito solo a patto che si abbia qualcosa in cambio. I pentastellati, dunque, restano ago della bilancia. E i malumori manifestati dallo stesso Di Maio nell’incontro con gli attivisti a Cosenza evidenzia proprio questo: “Ogni volta che si deve approvare un provvedimento ci dobbiamo sedere a un tavolo io, Conte e quell’altro là e dobbiamo fare un accordo”, dice Di Maio riferendosi proprio a Salvini, nell’audio pubblicato da LaCNews. “A volte siamo costretti a subire l’atteggiamento della Lega che è insopportabile”. Ma la pazienza, come si sa, ha sempre un limite.

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