Sull’ex Ilva non si torna indietro. Di Maio assicura: nessuna immunità penale per i nuovi proprietari. Ora il prossimo passo sono le bonifiche

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L’immunità penale per i proprietari dell’ex Ilva di Taranto, oggi Arcelor Mittal, non tornerà. Parola del ministro Luigi Di Maio, oggi in visita a Taranto, probabilmente nel momento più delicato della nuova gestione. “Non devono esistere immunità parlamentari in una situazione così delicata, ma sono al lavoro per la Cassa integrazione. Chiederemo chiarimenti sul perché. Se si rispetteranno i patti come li abbiamo firmati non ci sarà nulla da temere”. Così il vicepremier Luigi Di Maio, arrivando a Taranto per il Tavolo Istituzionale permanente convocato a due mesi dall’ultimo incontro. Ma nel frattempo molte cose sono cambiate: Arcelor ha messo in cassintagrazione 1.400 operai e contesta le decisione del governo di abolire l’immunità penale. E le associazioni, inizialmente invitate al tavolo, questa volta sono escluse e contestano Di Maio.

“Per Taranto c’è una dotazione finanziaria di un miliardo di euro di investimenti assegnati e solo 300 milioni erano stati utilizzati quando ho presieduto i tavolo il 24 aprile scorso, oggi sono 700 i milioni impegnati e la cosa più importante di tutte è che entro settembre avremo la possibilità di vedere 500 milioni in fase di esecuzione assegnati ai progetti”, precisa Di Maio. Non c’è, dunque, alcun rischio chiusura dello stabilimineto: “Credo che se si porteranno avanti i patti come li abbiamo sottoscritti, cioè se si porterà avanti il piano di aggiornamento degli impianti, il piano ambientale e la copertura non ci sarà nessun problema e non ci sarà nulla da temere”.

Alle parole di Di Maio, però, ha risposto Federmanager che, dal canto suo, è tornato a premere sulla necessità dell’immunità penale per i gestori dell’ex Ilva. “Guardiamo con preoccupazione la norma del Decreto Crescita che, se dovesse essere approvata definitivamente, rivede l’immunità penale concessa”, ha detto non a caso il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla. “Non si può pensare che un investitore accetti di prendere la guida di un sito industriale, il più grande in Europa, e di investirci milioni di euro con il rischio di essere ritenuto responsabile per situazioni e fatti di cui non è chiaramente colpevole, ma che anzi è impegnato a superare”.

Ma l’occasione ha permesso alla squadra di Governo presente di illustrare il programma di riconversione per Taranto Di Maio infatti ha illustrato punto per punto quali saranno gli investimenti previsti in città e nei paesi limitrofi nei prossimi anni (“Un piano decennale, con risultati che si vedranno anche nel breve-medio periodo”, ha detto Di Maio in chiusura di lavori) per rilanciare altri settori strategici del territorio tarantino. “La Zona economica speciale è stata sbloccata. Poi ci sono – ha aggiunto Di Maio – investimenti per il centro storico con 90 milioni assegnati ai progetti e per il quartiere Tamburi e oggi firmiamo un protocollo d’intesa per la valorizzazione dell’Arsenale militare per l’utilizzo di 30 milioni di euro che prevede la possibilità che la struttura possa aprirsi ai turisti come polo museale”. In Prefettura – dove non sono state ricevute le associazioni che avevano chiesto al Mise di partecipare all’incontro – il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha spiegato il piano d’azione della cabina di regia interistituzionale che ha “introdotto elementi che rendono per la prima volta la Valutazione del danno sanitario di tipo predittivo, anticipato, per capire cosa presumibilmente potrà accadere in base al livello di produzione dello stabilimento siderurgico”. Nel caso di Taranto, ha aggiunto, “attualmente è prevista una produzione di 6 milioni di tonnellate annue di produzione e 8 milioni di tonnellate al termine dell’ambientalizzazione. In fase predittiva sapremo il sistema come gira e questa è una novità molto significativa che non si applica solo a Taranto. Parte da Taranto e si allarga a tutta l’Italia”.

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di Gaetano Pedullà

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