Il cambio di strategia costerà a Stellantis 22,2 miliardi di euro. Sono gli oneri stimati, nel 2025, per il passaggio da un focus tutto centrato sull’elettrico a una strategia più ad ampio raggio, che segue anche il cambio delle regole in Ue con l’abbandono del Green deal. L’annuncio di Stellantis fa crollare il titolo in Borsa, bruciando in poche ore quasi sei miliardi di euro di capitalizzazione. In sostanza, Stellantis paga – secondo quanto spiega la società – il suo riposizionamento.
La nuova strategia ha portato alla cancellazione di programmi e modelli che, a giudizio dell’azienda, non hanno prospettive di redditività. La colpa, secondo l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, è da attribuire al “costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, oltre che l’impatto delle criticità pregresse”. E le recenti decisioni del gruppo dipendono anche dal contesto regolatorio cambiato tanto in Europa quanto negli Stati Uniti, con la retromarcia di Bruxelles e di Washington sulla transizione verde.
Stellantis brucia quasi sei miliardi: ritorno indietro al 2020
Il nuovo piano industriale verrà presentato a maggio con un doppio obiettivo: inseguire le preferenze dei clienti e sostenere una crescita profittevole. Intanto, i risultati finanziari preliminari per il secondo semestre del 2025 evidenziano un miglioramento dei ricavi netti e del free cash flow industriale. Eppure non può essere sufficiente di fronte a una perdita netta, nel 2025, attesa tra 19 e 21 miliardi. Risultati che non permetteranno di distribuire dividendi. Le consegne nel quarto trimestre del 2025 sono comunque cresciute del 9% su base annua, raggiungendo 1,5 milioni di unità. La crescita è trainata dal Nord America, con un aumento delle consegne del 43%. Bene anche Sud America, Medio Oriente e Africa, Cina e India. Dati positivi che vengono in parte compensati dal calo che ha riguardato l’Europa, con un calo del 4% su base annua.
L’annuncio sugli oneri da oltre 22 miliardi ha portato il titolo a perdere quasi il 30% in Borsa, per poi ritracciare e cedere, a fine seduta, il 25,17% a 6,11 euro. Il titolo ritorna così indietro di anni, al maggio del 2020, bruciando 5,9 miliardi di euro di capitalizzazione. Attualmente il gruppo in Borsa vale circa 17 miliardi. “Nel 2026 saremo profittevoli”, dice Filosa in conference call annunciando un “business reset profondo”, ma senza la necessità di un aumento di capitale. L’ad parla anche di “segnali incoraggianti” sulla ripresa dei volumi sul mercato, con la crescita delle consegne e l’aumento del portafoglio ordini soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in Europa.