Taglio delle accise, la mancia elettorale è già un flop

Il taglio delle accise in chiave elettorale si rivela un flop, con una riduzione dei prezzi dei carburanti minore rispetto a quanto previsto.

Taglio delle accise, la mancia elettorale è già un flop

Un flop certificato anche dai dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Lo spot elettorale del taglio delle accise sui carburanti, arrivato a tre giorni dal referendum sulla giustizia, non ha funzionato. Fino a ieri mattina solamente il 60% dei distributori aveva tagliato i prezzi, come previsto dal decreto approvato mercoledì. Il 40% non aveva ridotto il costo di benzina e diesel, mentre addirittura l’11,4% ha aumentato i prezzi, ignorando completamente il taglio delle accise.

Taglio delle accise, la riduzione dei prezzi sotto le attese

I dati sono leggermente migliorati nel corso della giornata, ma non basta. Nel pomeriggio la platea dei distributori che ha ridotto i prezzi è cresciuta all’87,7% degli impianti. Non tutti, quindi. E la riduzione è comunque minore rispetto alle attese. Alle ore 15 di ieri, infatti, il prezzo medio in modalità self-service della benzina era di 1,712 euro al litro per la benzina e di 1,958 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, il prezzo medio era di 1,768 euro al litro per la benzina e 2,030 euro al litro per il gasolio.

Confrontando questi dati con quelli del Mimit risalenti al 18 marzo (giorno precedente all’entrata in vigore del decreto) il calo dei prezzi è ben al di sotto dei 24,4 centesimi derivanti dal taglio delle accise, comprensivo dell’Iva in meno da versare: il calo è di 14 centesimi al litro per il diesel e 15 centesimi per la benzina. Sulla rete autostradale, il calo è di 13 centesimi sul diesel e 16 sulla benzina. Resta, inoltre, un 4,5% di impianti che ha aumentato i prezzi dopo il decreto, invece di tagliargli di quasi 25 centesimi. A due giorni dal decreto, quindi, non regge più la scusa dei tempi per adeguare i prezzi. Anche perché quando c’è da alzarli, l’intervento è immediato. In più, come visto, la riduzione applicata dai benzinai è finora minore rispetto al taglio delle accise.

Anche le stime di Staffetta Quotidiana, relative però ai dati della mattinata di ieri, parlavano di una riduzione di circa 14-15 centesimi al litro. Molto meno dei 24,4 centesimi previsti e non basta il rialzo delle quotazioni del petrolio a giustificare questa discrepanza. C’è poi un altro aspetto, sottolineato sulla base dei dati della mattinata di ieri dall’Unione Nazionale Consumatori, che fa emergere un quadro speculativo. La riduzione dei prezzi varia, e non di poco, da regione a regione.

In Campania, per esempio, il calo è di soli 10,3 centesimi al litro per la benzina, ovvero meno della metà di quanto previsto. A Bolzano la riduzione è stata di 12,8 centesimi, in Molise di 13,1. Il Friuli Venezia Giulia è la regione più virtuosa, con una flessione del prezzo di 17,8 centesimi al litro, quindi comunque molto meno del previsto. A seguire Toscana (17,3 centesimi in meno) e Sardegna (17,1%). Andamento simile per il gasolio, con la Campania maglia nera (solo 10,2 centesimi di riduzione) e Friuli Venezia Giulia migliore in Italia (riduzione di 17,3 centesimi).