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Temptation Island, non è solo questione di corna

Tra montaggio capillare e lavoro autoriale, Temptation Island è qualcosa in più di un programma di sole corna.

Temptation Island, non è solo questione di corna

È iniziato tutto con un alert mediatico: il primo spot di “Temptation Island 2026” non citava più l’iconico refrain di “I love the way you lie” di Eminem, cantato da Rihanna, ma anche la bellissima “In the end” dei Linking Park è suonata come un tradimento per i fan della trasmissione cult di Canale 5, attesa al suo debutto mercoledì 24 giugno. Ci ha pensato il presentatore Filippo Bisciglia con un post su Instagram a ristabilire la verità; nessuno tocchi Rihanna, sarà ancora lei a soppesare le menzogne di coppie appese al filo della credibilità. Un falò di confronto più che dovuto con il pubblico, perché dal 2014 le infedeltà di “Temptation Island” hanno dimostrato di avere uno zoccolo duro di fedelissimi che ogni anno segna il record di ascolti della stagione, costringendo un intero Paese a parlare solo di una cosa, se non di corna.

Sarà colpa dei pettorali depilati e pompati e delle cosce oliate e abbronzate, degli aperitivi in piscina e di una socialità incontrollata, ma è praticamente impossibile credere che l’estate, così fugace e superficiale, non favorisca il tradimento. Un format psicologico che Maria De Filippi ha ben indagato già nel 2005 con “Vero Amore”, il reality dei sentimenti da cui poi sarebbe nato “Temptation Island”, un successo tale che la regina della televisione ha capito subito quanto poco dipendesse dalla sua presenza, al punto da “appaltare” la conduzione ad un ex-gieffino come Bisciglia, che sulle corna in tv ci ha costruito una professione.

All’epoca fidanzato, nel 2006 Filippo intraprese una relazione sotto i riflettori con una concorrente del “Grande Fratello”, sedotta e abbandonata per la showgirl Pamela Camassa: un’esperienza personale che oggi gli permette di accompagnare con molta credibilità queste coppie borderline a quel dialogo risolutivo nel bene e nel male, fermo restando che il vero successo di “Temptation Island” è il montaggio capillare e il lavoro autoriale potentissimo, anche quando si tratta di scegliere la colonna sonora per spingere le fidanzate e i fidanzati sull’orlo del precipizio. E mentre loro, cadendo nel vuoto, si costruiscono una solida (fan)base da futuri influencer, noi siamo pronti a improvvisarci terapeuti di coppia, più o meno consapevoli che al posto loro faremmo altrettanto. Il “viaggio dei sentimenti” è sempre un percorso illuminante; che poi sia la luce di un set televisivo, quella è un’altra storia.