Tra Washington e Teheran la tensione torna a salire, sospesa su una linea sottile fatta di avvertimenti militari, canali diplomatici ancora aperti e scenari che cambiano di ora in ora avvicinando sempre più il probabile blitz americano contro Teheran. Nel pieno della crisi, accentuata dalla brutale repressione delle proteste da parte del regime degli ayatollah, Donald Trump da un lato prova a tendere la mano all’Iran e dall’altro rinnova le sue minacce.
“Si spera che non sarà necessaria un’operazione militare”, ha detto il presidente americano ai reporter parlando delle tensioni con l’Iran. Poi ha aggiunto, quasi a voler rendere oltremodo concreta la minaccia: “Abbiamo molte navi molto grandi e molto potenti che stanno navigando verso l’Iran proprio ora, e sarebbe fantastico se non dovessimo usarle”.
Parole che arrivano proprio mentre il presidente degli Stati Uniti rivendica anche l’esistenza di contatti diretti con Teheran. “Le ho avute e ho intenzione di continuarle”, ha spiegato riferendosi alle conversazioni avute negli ultimi giorni con le autorità iraniane per disinnescare l’apertura di una nuova guerra.
Trump valuta i nuovi piani di attacco preparati dal Pentagono
Dietro le quinte, però, il Pentagono lavora ai possibili piani di attacco che, com’è facilmente intuibile, non sono stati affatto abbandonati dal tycoon che, da tempo, sogna di regolare i conti in maniera definitiva con Teheran. A rivelarlo il New York Times, secondo cui i generali hanno presentato al commander in chief un elenco ampliato di opzioni militari.
Si va dagli attacchi mirati alle strutture nucleari e missilistiche iraniane, già colpite quasi un anno fa, a incursioni di truppe d’elite per colpire siti strategici non distrutti nei raid dello scorso giugno, fino a operazioni capaci di “creare uno sconvolgimento tale” da favorire la caduta della guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, 86 anni. Trump, per ora e stando ai media americani, non ha scelto come muoversi. “Non ha ancora autorizzato un’azione militare”, scrive il quotidiano, sottolineando che la ricerca di una soluzione diplomatica resta formalmente aperta.
Il leader degli Usa tende la mano all’Iran: “Spero di non dover attaccare, attivati i canali diplomatici”. Ma per il New York Times, il tycoon non ha rinunciato al blitz e sta valutando ogni opzione militare
Una posizione attendista che, però, non piace al primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, convinto che sia giunto il momento per spingere sull’acceleratore così da far capitolare la Repubblica islamica dell’Iran. L’idea di Tel Aviv, così da convincere Trump ad attaccare, è di replicare lo stesso schema del giugno scorso quando le forze di Usa e Israele hanno colpito il programma di missili balistici iraniani e che sarebbe stato “in gran parte ricostruito” dopo la fine delle brevi ostilità.
E secondo il quotidiano israeliano Maariv l’orizzonte temporale per l’attacco si sarebbe drasticamente accorciato al punto che, come si legge in un lungo articolo, il blitz “potrebbe verificarsi entro poche ore o al massimo entro pochi giorni”. A riprova di ciò il quotidiano fa notare come Stati Uniti e Israele sono già in stato di massima allerta e si preparano a uno scenario di conflitto regionale, mentre navi da guerra, aerei da rifornimento e caccia americani continuano ad affluire nella regione.
Che la situazione stia prendendo una brutta piega lo hanno ben chiaro a Teheran dove letteralmente nessuno sembra farsi illusioni su una possibile soluzione diplomatica della crisi. Il messaggio è arrivato chiaro e diretto dalla televisione di Stato vicina alla Guisa Suprema. “In caso di attacco, una risposta decisiva sarà data immediatamente”, ha avvertito il generale Mohammad Akraminia, portavoce dell’esercito iraniano.
Nel mirino della rappresaglia di Teheran potrebbero finire le basi militari americane nella regione e persino una portaerei. “Hanno gravi vulnerabilità”, ha detto, ricordando che molte installazioni statunitensi si trovano “nel raggio d’azione dei nostri missili a medio raggio”.