Terremoto: Germania, cuor di macerie. La solidarietà di Merkel è già finita: “gli obblighi europei vanno rispettati”

dalla Redazione
Politica

Che Matteo Renzi testimoni la sua vicinanza alle popolazioni colpite dal terremoto, ogni volta che gli è possibile, è un dato di fatto. Anche ieri il premier a sorpresa si è recato con la moglie a Preci, in provincia di Perugia, una delle zone più devastate dal sisma di domenica mattina. Ovviamente, però, ora gli occhi sono puntati su due aspetti che, per quanto paralleli, sono inevitabilmente interdipendenti: i finanziamenti e l’intervento prima per accudire gli sfollati (col sopraggiungere dell’inverno) e poi per la ricostruzione delle zone distrutte dalla violenza bruta degli ultimi fenomeni sismici.

IL PIANO ANNUNCIATO – Già due giorni fa, è arrivato un chiaro segnale di come il Governo si voglia muovere. Il Consiglio dei ministri ha stanziato nuovi fondi per l’emergenza ed ha inoltre deciso le modalità di intervento nelle aree colpite dal sisma, che ricalcherà il percorso già adottato in Irpinia dopo il terremoto del 1980: entro Natale saranno pronti alcuni campi container, a primavera saranno montati i moduli abitativi prefabbricati e comincerà la ricostruzione del patrimonio edilizio ed artistico. Tra gli altri aspetti, sarà determinante la misura per la quale verranno estesi i poteri al capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, e attribuite più forze dell’ordine per presidiare il territorio. Di soldi, però, almeno per ora nessuno parla. A giusta ragione, ovviamente, considerando che la stima dei danni non si fa da un giorno all’altro. Lo stesso premier, d’altronde, in occasione della conferenza stampa del Consiglio dei ministri, ha sottolineato che “nell’arco delle prossime 72 ore per rispondere all’evento eccezionale, metteremo in campo un ulteriore decreto legge il cui obiettivo è innanzitutto accelerare le procedure e mettere ulteriori risorse in termini di personale per affrontare l’emergenza”.

POCHE CERTEZZE – Insomma, è plausibile che tra oggi e domani conosceremo, in soldoni, l’ammontare dei fondi per le zone terremotate, considerando che l’impegno del premier è quello di ricostruire tutto, “anche le chiese, anche le realtà turistiche e commerciali”. Intanto, però, già nella giornata di ieri le opposizioni sono andate all’attacco sui conti che non tornano. Anzi, “si può anzi dire che per quanto riguarda l’emergenza terremoto e la messa in sicurezza delle zone ad alto rischio sismico non c’è proprio niente che torni”, come ha detto la capogruppo di Sinistra italiana e presidente del Gruppo Misto al Senato Loredana De Petris. “Com’è possibile – ha detto la De Petris – che a fronte di 3,4 miliardi indicati come necessari per fronteggiare l’emergenza terremoto nella manovra ne compaiano solo 600 milioni? Come pensa Renzi di intervenire a sostegno delle popolazioni colpite dal nuovo sisma di domenica scorsa con uno stanziamento di appena 40 milioni?”. Ovvio che 640 non coprono il necessario, annunciato peraltro dallo stesso Governo.

LA PARTITA EUROPEA – Ma le grane non finiscono qui. Perché, come al solito, a intervenire nelle questioni italiane non poteva esimersi la solita Germania. E allora, se fino a domenica Angela Merkel testimoniava vicinanza e solidarietà alle popolazioni colpite, a (ri)mettere i puntini sulle fatidiche “i”, ci ha pensato il ministro dell’Interno Thomas de Maiziere che, pur precisando di non essere il titolare delle Finanze tedesche, ha pensato bene di dire la sua: “è chiaro che ci sono questioni che vanno prese in considerazione, ma ci sono obblighi europei e questo vale per tutte le parti”, ha detto in un’intervista rilasciata ieri a Sky TG24. Che è come dire: ok la solidarietà, ma i conti sono conti. E non c’è umanità che tenga. Chapeau.