Il Venezuela è stato colpito nella notte da due violentissimi terremoti in rapida successione, che hanno seminato il panico a Caracas e in numerose aree del Paese, provocando crolli di edifici, morti e feriti. Al momento il bilancio provvisorio è di 32 vittime e 700 persone ferite, ma gli esperti temono che i numeri possano raggiungere vette difficilmente immaginabili.
Una catastrofe, inutile girarci attorno, che si abbatte su una nazione già stremata da anni di crisi politica ed economica, e che ora si trova a fare i conti con quella che potrebbe rivelarsi la scossa sismica più devastante dal 1900 a questa parte.
Due scosse, un minuto di terrore
Tutto è cominciato poco dopo le 18 ora della costa orientale americana, mezzanotte in Italia, quando la terra ha tremato con una prima scossa di magnitudo 7,2. Meno di sessanta secondi dopo, una seconda scossa ancora più violenta, di magnitudo 7,5, ha aggravato ulteriormente una situazione già drammatica. L’epicentro è stato localizzato nei pressi di San Felipe, città di circa 220mila abitanti nello stato di Yaracuy, a ovest della capitale.
Secondo il sismologo Paul Earle del Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS), si tratta di terremoti che non esita a definire “devastanti”. I dati preliminari, come spesso accade nelle prime ore dopo un evento di questa portata, potrebbero ancora essere rivisti dagli esperti man mano che arrivano nuove informazioni.
Crolli e scene di panico in città
Le immagini circolate sui social media nelle ore successive hanno restituito uno scenario da incubo. Un albergo a nord di Caracas ridotto in macerie, corridoi dell’aeroporto internazionale Simón Bolívar percorsi da persone in fuga mentre l’edificio tremava, video verificato dal New York Times. L’aeroporto, uno degli hub principali del Paese, è stato chiuso in via precauzionale.
Il sindaco di una delle municipalità della capitale ha confermato la morte di almeno tre persone in seguito al crollo di due edifici. Ma nella notte il bilancio complessivo era ancora tutt’altro che definitivo: le autorità venezuelane non avevano ancora fornito dati certi a livello nazionale su vittime e feriti, mentre le squadre di soccorso lavoravano senza sosta tra le strutture crollate, chiedendo ai presenti di fare silenzio per captare eventuali voci di sopravvissuti intrappolati sotto le macerie.
Un elemento che preoccupa ulteriormente i soccorritori è la tipologia edilizia diffusa nelle aree colpite: secondo l’USGS, molti degli edifici presenti nella zona sono costruiti in muratura di mattoni non rinforzata o con blocchi di adobe, materiali particolarmente vulnerabili alle sollecitazioni sismiche.
Stato di emergenza e aiuti internazionali
La presidente venezuelana Delcy Rodriguez ha dichiarato lo stato di emergenza e ha immediatamente chiamato a raccolta il personale sanitario del paese, chiedendo a medici e infermieri di presentarsi al lavoro per far fronte all’afflusso di feriti. Una risposta istituzionale rapida, resa però più complessa dalla difficile situazione in cui versa il sistema sanitario venezolano dopo anni di crisi.
Sul fronte degli aiuti internazionali, il presidente di El Salvador Nayib Bukele ha annunciato via social che il suo paese ha già offerto supporto al Venezuela: 300 soccorritori e paramedici sarebbero pronti a partire per Caracas portando con sé attrezzature, medicinali e forniture di emergenza.
La memoria dei venezuelani più anziani è tornata immediatamente al terremoto del 1967, che devastò la capitale causando oltre 200 vittime. Un ricordo ancora vivo, tornato prepotentemente d’attualità.
Italiani in Venezuela: Tajani rassicura, ma la situazione resta incerta
Sul fronte italiano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha seguito la situazione fin dalle primissime ore, aggiornando personalmente la presidente del Consiglio. In collegamento telefonico con Sky TG24, Tajani ha dichiarato che tutti gli italiani registrati presso l’Unità di crisi e nel sistema ‘Viaggiare Sicuri’ sono stati contattati e che al momento non risultano vittime tra i connazionali.
Tuttavia, il quadro complessivo resta ancora incerto. “Con numeri così alti di potenziali vittime, al momento non sappiamo molto di più”, ha ammesso il ministro, sottolineando comunque che le autorità venezuelane si sono impegnate a tenere informata l’ambasciata italiana in tempo reale su qualsiasi problema riguardante i cittadini italiani presenti nel paese.
L’ambasciata ha già aperto le porte ad alcune famiglie rimaste senza casa a causa dei danni provocati dal sisma, mentre altri connazionali si trovano bloccati fuori dal paese per via della chiusura dell’aeroporto di Caracas.