Nonostante le prove di tregua tra Stati Uniti e Iran, Israele non molla la presa e dirotta la sua furia contro il Libano, facendo vacillare la tregua stessa. Con la vasta ondata di raid aerei contro Hezbollah Israele ha sganciato circa 160 bombe su 100 obiettivi in soli 10 minuti. L’operazione, denominata internamente “Oscurità eterna”, ha provocato una strage di civili con centinaia di morti e feriti. Una strage di fronte alla quale si misura, ancora una volta, l’irrilevanza dell’Europa e la paralisi morale dell’Occidente.
La nota dell’Ue diplomaticamente ineccepibile ma politicamente vuota
I principali leader occidentali – Macron, Meloni, Merz, Starmer, Carney, Frederiksen, Jetten, Sanchez, Von Der Leyen e Costa– hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui accolgono con favore il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ed esortano tutte le parti a negoziare “una fine rapida e duratura della guerra”. Aggiungono che la pace “può avvenire solo attraverso mezzi diplomatici” e che una soluzione negoziale “sarà fondamentale per proteggere la popolazione civile dell’Iran e garantire la sicurezza nella regione”. Una nota diplomaticamente ineccepibile e politicamente vuota, che si guarda bene dal citare i nomi di coloro che hanno scatenato l’inferno: Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
Israele colpisce un mezzo italiano dell’Unifil, il governo s’indigna ma non nomina Bibi
La dichiarazione cade nel vuoto con la stessa velocità con cui le bombe israeliane cadono su Beirut. L’Europa osserva, firma, e tace su chi preme il grilletto. È a questo punto che il governo italiano scopre l’indignazione. Una colonna italiana è stata bloccata dall’Idf: i colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un mezzo militare italiano. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani annuncia alla Camera di aver convocato l’ambasciatore israeliano e il ministro della Difesa Guido Crosetto chiede alle Nazioni Unite “di intervenire presso le Autorità Israeliane con la massima urgenza per chiarire l’accaduto”. Tajani annuncia di aver sentito il presidente del Libano e di aver scongiurato una seconda Gaza. Parole che suonano serie. Che però evitano di dire ciò che sarebbe necessario dire.
La nota di Palazzo Chigi
Anche la premier Giorgia Meloni interviene con una nota di Palazzo Chigi, esprimendo “ferma condanna” per l’accaduto. Il convoglio era “chiaramente individuabile” come italiano e appartenente all’Unifil, scrive, ed è “del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, in palese violazione della risoluzione 1701”. Quindi: “Israele dovrà chiarire quanto accaduto”.
Una condanna circostanziata, persino coraggiosa nel tono. Eppure anche qui il nome di Netanyahu non compare. Convocazioni, proteste, pretese. Ma né Meloni, né Tajani, né Crosetto trovano il coraggio di pronunciare il nome di chi ha ordinato quegli attacchi. La stessa logica della dichiarazione europea: parole che proteggono chi le pronuncia, non chi muore sotto i raid. È la misura esatta di un’irrilevanza che non è solo diplomatica, ma prima di tutto morale.
Opposizioni in trincea
“Nel giorno della tregua, il governo israeliano sta conducendo una vasta operazione militare di attacco in Libano. Il ministro Tajani annuncia che è stato colpito anche un mezzo italiano. Cos’altro deve accadere prima che il governo Meloni chieda chiaramente a Trump e Netanyahu di fermarsi?”, attacca la segretaria Pd, Elly Schlein.
“Il governo di Netanyahu sta facendo di tutto per mettere a rischio la già fragile tregua in Iran, proseguendo nella sua furia criminale in violazione di ogni norma di diritto internazionale. Poco fa Israele ha bombardato a tappeto la capitale libanese causando centinaia tra morti e feriti: un vergognoso massacro. L’esercito di Netanyahu ha anche colpito dei mezzi italiani, un atto gravissimo. Per quanto Meloni resterà ancora ferma e silente? Quando arriveranno le sanzioni e lo stop di ogni rapporto di collaborazione commerciale e militare con il governo israeliano?”, chiede il leader M5S, Giuseppe Conte.