Santi, poeti, navigatori, ma non più risparmiatori. O, almeno, non più come una volta. Tra erosione del potere d’acquisto e pressione fiscale in crescita, gli italiani non riescono più a risparmiare come facevano in passato. A certificarlo sono i dati Istat di inizio ottobre che evidenziano come il trend sui risparmi sia peggiorato nel secondo trimestre di quest’anno, complici anche le tensioni internazionali e l’inflazione. L’istituto di statistica sottolinea come, in questo periodo, sia aumentata la pressione fiscale (che raggiunge il 43,5%) mentre il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un aumento inferiore a quello della spesa per i consumi.
Inevitabile, di fronte a questa congiuntura, una contrazione della propensione al risparmio da parte delle famiglie. Non aiutato neanche dalla flessione del potere d’acquisto delle famiglie, una costante degli ultimi anni che porta i salari reali – ovvero quelli rapportati alle variazioni dei prezzi – in calo di circa nove punti percentuali rispetto al periodo della pandemia. Nel secondo trimestre del 2026, sottolinea l’Istat, il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente.
Potere d’acquisto in calo e risparmiare diventa un’impresa
A fronte di una crescita del deflatore implicito dei consumi dell’1,4%, il potere d’acquisto è invece diminuito dello 0,9%. Passando poi alla propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, il report dell’istituto di statistica approfondisce il dato che è il risultato del rapporto percentuale tra il risparmio lordo e il reddito disponibile lordo: nel secondo trimestre del 2026 è stato pari al 6,7%, con un calo di 1,2 punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti. Questa flessione deriva da una crescita della spesa per consumi finali più sostenuta rispetto a quella registrata per il reddito disponibile lordo: +1,7% contro un +0,4%.
L’altro dato sottolineato dall’Istat riguarda poi il tasso di investimento delle famiglie consumatrici, che viene calcolato come rapporto tra gli investimenti fissi lordi e il reddito disponibile lordo: nel secondo trimestre del 2026 si è attestato al 5,6%, con una flessione dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Un risultato che deriva da una flessione del 6,3% degli investimenti fissi lordi a fronte di un aumento dello 0,4% del reddito lordo disponibile.
Propensione al risparmio, la tendenza negli ultimi anni
Al di là del dato degli ultimi mesi, influenzato dalle tensioni globali e dalla crisi energetica con la conseguente inflazione, va comunque detto che la propensione al risparmio in Italia è in affanno da anni, tanto da essere tornata sui livelli del pre-Covid. Dopo l’impennata del 2020, legata alla pandemia che ha inevitabilmente ridotto i consumi, la capacità degli italiani di risparmiare è tornata a scendere. Un calo si è registrato già nello stesso 2020, probabilmente legato alle riaperture post-Covid, ma a cui ha fatto seguito un nuovo aumento tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 con le nuove restrizioni legate alla pandemia.
Successivamente, però, il trend è stato quasi univoco: dal 2021 è iniziata una netta riduzione della propensione al risparmio degli italiani, che è proseguita quasi inarrestabile – con qualche eccezione, nel 2023 e nel 2025 – fino a oggi. La propensione al risparmio è tornata a scendere in maniera consistente a partire dalla metà del 2025 con una tendenza proseguita per più di un anno fino a oggi. E le difficoltà economiche delle famiglie, legate alla crisi energetica e all’aumento dei costi delle bollette e delle spese alimentari, fanno pensare che nei prossimi mesi la propensione al risparmio potrà essere ulteriormente ridotta.