Tra il Sì a Draghi e le barricate. Il voto su Rousseau agita i 5S. Oggi la delegazione guidata da Grillo incontra il premier. Ma Casaleggio vuole dare l’ultima parola agli iscritti

BEPPE GRILLO
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Che scenda in campo Beppe Grillo dà la misura della delicatezza ed eccezionalità del momento. Il M5S, in queste ore, è chiamato a una nuova prova di maturità politica che potrebbe comportare anche il rischio di una scissione. Oggi, terzo giorno delle consultazioni di Mario Draghi, tocca ai pentastellati parlare e prendere posizione sulla possibilità di partecipare o meno a un esecutivo presieduto dall’ex numero uno di Francoforte.

La delegazione che si siederà al tavolo con Draghi sarà composta appunto dal garante in persona, Beppe Grillo e dal capo politico, Vito Crimi. Per il Senato saranno presenti il capogruppo Ettore Licheri e il vice capogruppo di Palazzo Madama, Andrea Cioffi, e per la Camera il capogruppo Davide Crippa e il vicecapogruppo Riccardo Ricciardi.

L’incontro sarà essere preceduto da un vertice tra i big cui dovrebbe partecipare anche Giuseppe Conte. Da una posizione di partenza intransigente (“No a esecutivi tecnici, no a Draghi”) il M5s è arrivato attraverso un processo, seppur travagliato, a una di attenta riflessione e apertura nei confronti dell’ex presidente della Bce. A smuovere le acque e a vincere le resistenze di buona parte del Movimento sono stati i big. “Abbiamo il dovere di ascoltare e poi decidere”, ha detto Luigi Di Maio invitando alla maturità il suo Movimento.

“Non sono un ostacolo alla formazione del nuovo governo. Lavorerò per il bene del Paese”, ha dichiarato Giuseppe Conte. Ma soprattutto a muoversi è stato Grillo. Una telefonata tra lui e Draghi sarebbe stata decisiva a sbloccare la trattativa. Una chiacchierata avvenuta nella stessa serata in cui si stava svolgendo l’assemblea M5S, quando l’orientamento prevalente era quello del no all’ex presidente della Bce. Una telefonata, infine, durata più di un’ora, in cui si sarebbero affrontati anche punti del programma del possibile futuro governo.

E oggi sul tavolo i grillini caleranno i loro cavalli di battaglia, dalla difesa del reddito di cittadinanza a un programma che abbia tra i punti principali il reddito universale, una imposta patrimoniale per i super-ricchi, acqua pubblica, blu economy, digitalizzazione, conflitto di interessi e banca pubblica. A favorire il contatto fra i due sarebbe stato il presidente della Camera Roberto Fico che, nelle ore precedenti, aveva incontrato il presidente incaricato. A vincere la riluttanza di tanti pentastellati anche la prospettiva che il governo Draghi possa avere una precisa connotazione politica. Che è quello che poi hanno auspicato Di Maio, Conte e Grillo. Ma non tutto il Movimento è compatto.

C’è un’ala di duri e puri guidati da Alessandro Di Battista che non intende cedere. Per l’ex parlamentare “Draghi, nei primi mesi di luna di miele concessa da una pubblica opinione stremata da un anno di pandemia, si dedicherà al piano vaccinale e a mettere nero su bianco un Recovery gradito ai potentati che lo incensano. Nulla più. Poi, senza colpo ferire, si farà eleggere Presidente della Repubblica. Opporsi a questo scenario è l’unica scelta, propriamente politica, che si possa fare”. Gli dà man forte Barbara Lezzi: “Un governo con Berlusconi, Calenda, Renzi, Bonino e Salvini, non è un governo politico ma un’attrazione fatale per il M5S ed una sciagura per gli italiani”.

Fiero nella sua opposizione a Draghi rimane Elio Lannutti che su Twitter condivide un articolo dal titolo che è tutto un programma: “Mario Draghi, servitore dell’alta finanza massonica internazionale e dei poteri forti”. Ma soprattutto nella capitale piomba Davide Casaleggio con la proposta – inizialmente ipotizzata dallo stesso Crimi – di dare l’ultima parola agli iscritti. “Ho incontrato diversi parlamentari e ministri qui a Roma. Qualunque sarà lo scenario politico possibile c’è ampio consenso sul fatto che l’unico modo per avere una coesione del M5S sarà quello di chiedere agli iscritti su Rousseau”, dice.

Per il voto sulla piattaforma si schierano l’ex ministro Danilo Toninelli, Nicola Morra, Alessio Villarosa. Ma è soprattutto al Senato che resiste il gruppo dei duri. E ora ci si interroga se la frattura su Draghi possa fare davvero da anticamera alla scissione. Ma numericamente, a livello parlamentare, questa possibilità non fa paura. La presenza di Taverna, poi, nella delegazione che incontrerà Draghi ha sollevato più di una perplessità considerando che la vice presidente del Senato è stata tra i primi a opporsi al progetto Draghi.

Ma, a quanto risulta, anche lei avrebbe ceduto alla moral suasion dei leader. A partire appunto da Grillo da cui, per dirla con le parole del deputato Giuseppe Brescia, oggi ci si aspetta molto: “Con la sua visione, Beppe ha fondato un progetto politico rivoluzionario e l’eventuale nuovo governo dovrà avere la nostra stessa capacità di rottura degli schemi”.