Transparency boccia le società degli enti locali

di Alessandro Barcella
Cronaca

di Alessandro Barcella

Né completamente privatè né del tutto pubbliche: un’ambiguità che genera più di un problema. Stiamo parlando delle società partecipate dagli enti pubblici, aziende che gestiscono servizi essenziali per la collettività, quali ad esempio trasporti e rete idrica, energia e mense scolastiche. Il dato numerico complessivo è quello della Corte dei Conti, che nel 2012 individua oltre 5 mila organismi che gestiscono un indebitamento complessivo di almeno 34 miliardi di Euro.

La zona grigia
Ambiguità dicevamo, innanzitutto in tema di trasparenza e lotta alla corruzione. Un problema che riguarda dunque le stesse partecipate del Comune di Milano, 121 quelle ad esempio gestite attraverso la sola controllata A2A. E’ “Transparency Italia”, sezione locale dell’organizzazione internazionale anti-corruzione a lanciare l’allarme: “In quanto società private, le partecipate dovrebbero adottare modelli che rispettino il decreto legge 231 del 2001, ovvero l’insieme delle policy aziendali anti-corruzione quali codici etici, formazione interna ai dipendenti e altre modalità di controllo e valutazione del rischio – spiega Davide Del Monte -. In quanto a metà strada tra il pubblico e il privato, tuttavia, non sono tenute a farlo”.
Ci sono poi gli obblighi del pubblico, che chi non lo è per intero può al momento non essere tenuto ad ottemperare. “E’ stato stabilito dalle recenti norme anticorruzione che gli enti pubblici adottino un piano ad hoc e lo inviino poi alla Civit per la valutazione. Al momento non è ancora chiaro se le aziende a partecipazione comunale – prosegue Transparency Italia – debbano farlo e chi ne sia il responsabile, se un dirigente della società o il segretario o il direttore generale del Comune”.

La realtà milanese
L’universo delle partecipate milanesi, dicevamo, è assai ampio e variegato. Accanto a quelle gestite direttamente o indirettamente (che rappresentano un capitale sociale complessivo di oltre 2,7 miliardi di Euro) Milano detiene quote minori in altre aziende attraverso le società della prima categoria. Nessun settore appare trascurato: dalle reti idriche alle infrastrutture viarie, dalla ristorazione al commercio all’ingrosso (vedi la quota in Sogemi, che gestisce i mercati generali milanesi). Provincia e Regione non sono certo da meno in questo ricco “Monopoli” di quote, con oltre una cinquantina di partecipazioni complessive.
“Il punto è quello di trasferire funzioni pubbliche a soggetti esterni alla pubblica amministrazione, come le partecipate – prosegue Del Monte -. Soggetti questi che si muovono comunque per interessi legati alla pubblica utilità e che in quanto tali devono ricalcarne i modelli: lotta alla corruzione compresa”. Tre le proposte avanzate da Transparency Italia, sotto forma di raccomandazione, al Governo italiano: dotarsi di modelli di trasparenza preventivi sulla falsa riga della Legge 231, adottare il sistema di segnalazioni anonime del “whistleblowing” e far propri codici etici più stringenti, con un impegno serio sulla formazione del personale rispetto agli obblighi di trasparenza. E scegliere da che parte, aggiungiamo noi, se interamente nel pubblico o nel privato. Obblighi compresi.

@a_barcella