Trattativa in stallo. Conte pronto alla guerra in tribunale con ArcelorMittal. Il premier: niente sconti agli indiani. Tutte le opzioni restano sul tavolo

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Gli aggiornamenti più concreti che arrivano sulla crisi di Taranto sono di natura giudiziaria e di carattere politico. Aperta rimane la discussione dentro la maggioranza, e soprattutto dentro il M5S, sul ripristino dello scudo penale. Ma sul dossier dell’ex Ilva – sia per la trattativa con il gruppo franco-indiano sia per le strategie alternative – siamo ancora a una situazione di stallo. Sul fronte politico interviene il premier a sdrammatizzare le voci sulla possibilità che l’ex Ilva possa determinare una crisi di governo. “Ma cosa dice mai… Su questa sfida il governo rischia di cadere? scherziamo?”, con queste parole Giuseppe Conte replica ai cronisti.

E in questo senso ridanno ossigeno all’esecutivo alcuni segnali di distensione che arrivano dai 5 stelle. Dopo gli incontri con il premier e con il ministro Stefano Patuanelli i senatori grillini hanno dato fiducia a Conte e al ministro dello Sviluppo economico e hanno escluso che la vicenda ex Ilva possa costituire una minaccia per il governo. E pur riconfermando il no allo scudo penale hanno manifestato la disponibilità a riparlarne e solo nel caso in cui – ha spiegato il numero uno del Mise – “ci fosse una valutazione da parte del premier sull’eventualità che fosse necessario un elemento normativo”.

C’è chi avrebbe aperto a “uno scudo a tempo” a fronte di un ampio piano di risanamento ambientale. Ipotesi che, se il capogruppo al Senato smentisce, il Guardasigilli Alfonso Bonafede conferma: “Tutte le soluzioni sono al vaglio”. Il Consiglio dei ministri che avrebbe oggi dovuto cominciare a raccogliere le proposte per l’ex Ilva, e più in generale per il cantiere Taranto, verrà spostato all’inizio della settimana prossima. Forse un modo per il premier per prendere tempo in attesa che l’azienda mandi un segnale. Che abbia quel “barlume di saggezza” di cui parla Patuanelli. Ma ancora nulla. Anzi aumentano i segnali in direzione del disimpegno. L’ad Lucia Morselli avrebbe detto al governatore della Puglia Michele Emiliano che “ArcelorMittal continuerà la gestione della fabbrica ex Ilva da dicembre sino a maggio prossimo, mese in cui è fissato il giudizio al Tribunale di Milano”.

Il presidente del Consiglio affila le unghie: “C’è la vertenza con Arcelor Mittal: saremo durissimi”. Trattative su esuberi, sconto su canone d’affitto, scudo penale, ingresso di Cdp in AM InvestCo Italy: il governo ha aperto in diverse direzioni all’azienda. In alternativa (“Stiamo valutando qualsiasi cosa” ha detto Patuanelli) rimane in piedi l’ipotesi di una cordata di imprenditori privati sul modello di AcciaItalia, sconfitta a suo tempo da ArcelorMittal. Anche in questo caso Cdp viene chiamata in causa. La terza ipotesi è quella della nazionalizzazione dell’ex Ilva nella versione transitoria, con i commissari in attesa di indire una nuova gara, o in quella definitiva. Ma su quest’ultimo punto ci sono le cautele dei sindacati, la contrarietà di Confindustria e del numero uno del Mef.

Frena anche Luigi Di Maio: “Parlare delle alternative significa aprire le porte al gruppo franco-indiano per andar via”. I legali di Ilva in amministrazione straordinaria, ieri, hanno presentato al Tribunale di Taranto, l’analisi di rischio per l’altoforno 2. Il possibile stop di tutta la linea a caldo è stata citato dai legali dell’azienda tra le cause che rendono impossibile eseguire il contratto. La commissione Finanze della Camera, invece, ha giudicato inammissibili gli emendamenti presentati da Italia Viva e Forza Italia per reintrodurre lo scudo penale.

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