Tre strade per il Movimento. Mentre Grillo rimane in silenzio. Si confrontano riformisti, postideologici e filoleghisti. Mentre già incombono le prossime Regionali

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Con la data degli Stati Generali ancora da definire e il dibattito interno particolarmente acceso, sul futuro del Movimento 5 Stelle sembra pesare molto nelle ultime ore il destino di Davide Casaleggio e di conseguenza la gestione della piattaforma Rousseau. Casaleggio jr, raccolta l’eredità del padre Gianroberto, guru dei pentastellati, va avanti nella gestione di quello che sinora è stato indicato come lo strumento principale per la democrazia diretta, che lascia le decisioni in mano ai cittadini e trasforma i parlamentari in portavoce. Dalla battaglia sulle restituzioni di parte dello stipendio, che vanno anche ad incrementare la piattaforma, a quella sulla trasparenza, più di qualche onorevole a 5 Stelle contesta però ormai proprio la gestione di Rousseau da parte di Casaleggio.

E tale aspetto sta diventando tra i principali argomenti di dibattito in vista degli Stati Generali, per definire la nuova mission e la nuova struttura del Movimento. “Io non ricevo nessun fondo… Da 15 anni lavoro gratuitamente per il M5S, ho sviluppato Rousseau in modo completamente volontario, si è difeso ieri lo stesso Casaleggio, precisando che il contributo degli onorevoli resta “utile per lo sviluppo della piattaforma”. Ma non si arrendono quanti vogliono invece farlo gestire direttamente ai parlamentari, come il senatore Emanuele Dessì. “L’attività politica del M5S, proprio perché il Movimento ha bisogno di sapere chi sono gli attivisti, cosa fanno e quindi di gestirne i dati – ha insistito l’onorevole pentastellato – la deve fare il M5S, che poi decide di avvalersi di Rousseau e quindi anche del lavoro gratuito, è vero, di Casaleggio”.

Intanto, mentre ferve il dibattito anche su eventuali alleanze per i prossimi appuntamenti elettorali, proprio sulla piattaforma tutto scorre come se nulla fosse. Tanto che ieri sono state aperte su Rousseau, e lo resteranno fino al 6 marzo, le candidature per la creazione delle liste in vista delle prossime elezioni amministrative. Tutto, o almeno molto, dipenderà dagli Stati Generali. Al momento il reggente Vito Crimi, che ha preso in mano le redini del Movimento dopo le dimissioni da capo politico di Luigi Di Maio, non può far altro che mantenere la situazione il più possibile congelata. Oltre a Rousseau e a eventuali alleanze alle prossime elezioni, molto del futuro del M5S dipenderà infatti dalla linea che prevarrà tra riformisti, decisi come il ministro Stefano Patuanelli a un rapporto sempre più stretto con il Pd e a giocare la partita nel campo del centrosinistra, postideologici, che come Di Maio non vogliono abbandonare la terza via, che rende possibile ai pentastellati firmare un contratto sia con i dem che con chi ha progetti di Paese diametralmente opposti come la Lega, e seppure ormai ridotti a minoranza filoleghisti, in cui in qualche modo è sempre comparso Alessandro Di Battista, il cui a quanto pare imminente ritorno in campo lascia aperte varie incognite.

Dovrà inoltre essere stabilito se andare avanti con l’organizzazione che vede un capo unico, come è stato nel caso di Di Maio, o se con quella di un direttorio, utile magari sia a rappresentare le diverse anime a 5 Stelle che a evitare che tutte le responsabilità, e di conseguenza le eventuali critiche, ricadano sulla stessa persona. Scelte da fare a quanto pare ad aprile, mentre intanto c’è il Governo da tenere in piedi. Fasi cruciali nelle quali ancora non si leva la voce di Beppe Grillo.