Tridico spinge sul salario minimo. E rilancia il Reddito di cittadinanza. Basta stipendi da fame, servono paghe dignitose. Smentita dai dati la falsa polemica sugli stagionali

Basta stipendi da fame, per il numero uno dell'Inps Tridico servono paghe dignitose. Smentita dai dati la falsa polemica sugli stagionali.

La crescita c’è e anche forte ma dev’essere inclusiva. Il Reddito di cittadinanza? Stop alla propaganda di chi chiede la sua abolizione in nome di teorie che non sono suffragate dai numeri. La pirateria contrattuale si combatte solo con l’introduzione del salario minimo. Pasquale Tridico, numero uno dell’Inps, indica gli strumenti per rendere più equo il nostro mercato del lavoro. Reddito di cittadinanza. Va rafforzato non certo abolito. Le modifiche – dice a Rainews24 – dovrebbero riguardare la scala di equivalenza per favorire le famiglie numerose e riducendo gli anni di residenza necessari agli extracomunitari per ottenerlo (ora 10).

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A proposito delle polemiche sulle difficoltà a inserire nel mercato del lavoro i percettori del sussidio il presidente dell’Inps ha fatto chiarezza. Oltre due terzi delle persone interessate – ad agosto 1,36 milioni di nuclei ovvero circa tre milioni di persone – sono minori, disabili, anziani. Gli altri spesso hanno bassa istruzione, neanche la licenza media ed hanno bisogno di strumenti per incrementare le loro competenze. “Il reddito di cittadinanza è un reddito minimo, un dividendo sociale – ha detto Tridico – è una pietra miliare del welfare avanzato”.

Certo, poi, bisognerebbe agire presso i Comuni e i centri per l’impiego per attivare progetti di formazione e inclusione e prendersi cura di coloro che possono lavorare. Peraltro “questa estate – ha spiegato- abbiamo ascoltato una polemica del tutto inesatta e fuori luogo sul fatto che non si trovassero stagionali. Era completamente smentita dai dati. Quest’anno abbiamo assunto più lavoratori stagionali che negli ultimi 10 anni. Solo a giugno 150 mila”. Non solo. C’è un dato che molti non considerano ovvero la funzione che svolge la misura come contrasto al lavoro povero.

Il Reddito di cittadinanza viene dato non solo a chi non lavora ma anche come integrazione a chi sta lavorando e sta sotto una certa soglia. E ancora: “Il reddito medio è di 550 euro. Penso ci sia stato un grosso equivoco che fosse 780 euro a persona. Sono pochissime le persone che ricevono 780 euro”. E a proposito di salari poveri, Tridico non ha dubbi. La via da seguire è quella del salario minimo. In Germania si pensa di portarlo a 12 euro, Biden vuole alzarlo a 15 dollari, ovvero 13 euro. In Italia, nonostante il pressing dei Cinque Stelle ancora non c’è una legge.

Eppure contro il fenomeno del dumping salariale e della pirateria contrattuale l’unico antidoto è questo. Con una soglia minima a 9 euro lordi (che è la stessa indicata nel disegno di legge dell’ex ministra del Lavoro, la pentastellata Nunzia Catalfo), ragiona Tridico, quasi quattro milioni di lavoratori avrebbero aumenti. In un’intervista a La Stampa, invece, il numero uno dell’Inps spiega il proliferare dei contratti di somministrazione con la sospensione del decreto Dignità (primo governo Conte) decisa dall’attuale esecutivo. E chiede di riattivare quelle norme che avevano posto un argine al dilagare dell’occupazione a termine. Quota 100 sta per finire e aumenta il confronto sulla previdenza.

Tridico conferma la sua proposta di uscita a 63 anni col calcolo della sola quota contributiva con la restante quota retributiva che scatta a 67 anni. E considera che l’ipotesi dell’allargamento delle attività gravose per le quali è possibile chiedere l’Ape una volta raggiunti i 63 anni di età e 36 di contributi “va nella giusta direzione” mentre misure come Quota 100 “creano disuguaglianze” avvantaggiando i lavoratori con carriere stabili. “La flessibilità – ha detto – si deve tarare sulle categorie più svantaggiate. L’Ape sociale oggi accoglie poche categorie, bisognerebbe espanderlo”.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 11:09
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