Truffa dei Robin Hood alla romana. Nel sacco anche i top manager. Dirottate altrove le pensioni d’oro degli ex boiardi. E con le loro credenziali chiesti prestiti record. Nel mirino anche l’ex Cisl Bonanni

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Geni della Finanza, manager di successo e dirigenti di grido. Tutti con in comune una pensione d’oro che ha ingolosito una banda criminale decisa a recitare la parte dei moderni Robin Hood, rubando ai ricchi per dare ai poveri. Peccato che si trattasse di una truffa e che i meno abbienti non erano altro che loro stessi. Così quattro persone sono finite agli arresti, rispettivamente uno in carcere e tre ai domiciliari, perché ritenute responsabili di falso, truffa, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico e sostituzione di persona. In realtà ci sarebbe stata anche un quinto destinatario dell’ordinanza, un 67enne impiegato dell’Inps, ma prima di finire ai domiciliari è venuto a mancare per una grave malattia.

Quel che è certo è che i truffatori sapevano scegliere i loro bersagli perché, tra i tanti, avevano preso di mira l’ex presidente e Amministratore di Anas, Pietro Ciucci, l’ex numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni (nella foto), l’ex manager con un passato in Telecom e Autostrade, Vito Alfonso Gamberale e l’ex Ad del Gruppo Poste Italiane e attuale vicepresidente Sia, Massimo Sarmi. Anzi secondo l’inchiesta il gruppo criminale, con l’aiuto del dipendente infedele dell’Inps, carpiva i dati sensibili delle vittime per appropriarsi delle loro pensioni oppure per chiedere e ottenere prestiti dalle banche. Ad inchiodarli è stata, però, la denuncia di Gamberale che nel febbraio 2018 non si è visto accreditare la pensione mensile di 24mila euro, risultata dirottata su un conto estero controllato dagli arrestati.

C’è da dire che il gruppo non si accontentava di quello che passava il convento. Anzi puntava sempre in alto. Tanto che, come messo agli atti dell’inchiesta, in un’intercettazione del 15 gennaio 2018, due indagati discutevano della pensione dell’ex segretario generale della Cisl. “Bonanni quanto pija?”, chiede uno degli indagati. “Pochissimo, non vale manco la pena… 4 mila euro prende”, risponde il compare. Ma se l’assegno mensile non è di loro gradimento, i criminali avevano comunque in serbo un piano b per l’ex segretario. Come si legge sulle carte, infatti, all’ex segretario arrivava una lettera dalla Findomestic per informarlo dell’accettazione di un maxi prestito da 55mila euro, da lui mai richiesto.

Fervente l’attività del gruppo che, con regolarità disarmante, faceva i conti in tasca ai loro bersagli. Esplicativa è l’intercettazione ambientale tra Mirko Pisano e Antonio Cirilli con il primo che spiega: “Allora, hai capito? Mi devi guardare Sarmi se…”. Pronta la risposta del compare: “Già lo so, l’ho segnato. Se a fine mese…”. Ma è ancora Pisano a riprenderlo: “No a fine mese ci stanno i quattordicimila e i ventiseimila di coso, Vito Alfonso Gamberale, Antò”. Un nome che fa scattare sull’attenti Cirilli che chiede: “Pure la denuncia pensi che c’è? Gamberale ha fatto denuncia”. Pisano casca dalle nuvole: “Chi? Non ha fatto la denuncia”. Ma l’amico non la pensa così e conclude: “C’è scritto sul giornale!”.

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