Trump scarica Bibi per gli attacchi a Beirut: “Sei pazzo”. Ma Netanyahu non ferma i raid sul Libano

Trump scarica Bibi per gli attacchi a Beirut: “Sei fottutamente pazzo”. Ma Netanyahu non ferma i raid sul Libano

Trump scarica Bibi per gli attacchi a Beirut: “Sei pazzo”. Ma Netanyahu non ferma i raid sul Libano

Stai a vedere che Donald Trump ha compreso che uno dei principali ostacoli alla pace in Medio Oriente potrebbe essere Benjamin Netanyahu. A suggerirlo sono le parole pronunciate dallo stesso presidente statunitense durante un’intervista a Pod Force One, il podcast condotto da Miranda Devine. Trump ha infatti raccontato di aver avuto una telefonata particolarmente dura con il premier israeliano, arrivando ad apostrofarlo con una frase eloquente: “Sei fottutamente pazzo”.

Una conversazione i cui contenuti erano stati anticipati da Axios e che da Tel Aviv era stata inizialmente ridimensionata, con la smentita di insulti o offese. L’episodio sembra però confermare una crescente distanza tra Washington e Israele a causa dei continui raid dell’Idf in Libano, ritenuti da Trump un potenziale ostacolo alle trattative di pace con l’Iran.

Nella stessa intervista, il presidente americano ha ammesso di essere “un po’ preoccupato per la sua continua lotta in Libano”, riferendosi a Netanyahu. Al tempo stesso ha precisato di “apprezzare molto Bibi”, con il quale “ho lavorato benissimo”. Resta tuttavia la sensazione che tra Washington e Tel Aviv il clima sia più teso di quanto si potesse immaginare.

Netanyahu ignora Trump e attacca ancora il Libano

Peccato che la telefonata e la successiva presa di posizione pubblica del tycoon non sembrino aver fatto cambiare idea a Netanyahu che, al contrario, continua a portare avanti la propria offensiva in Libano.

Nelle ultime 24 ore, secondo le autorità locali, almeno 17 persone hanno perso la vita a causa dei bombardamenti israeliani tra Beirut e il sud del Paese. Due persone sono morte in un attacco su Deir Qanun Ras al Ain, nel distretto di Tiro, mentre altri raid hanno colpito Majdel Selm, Deir Qanun an Nahr e l’area compresa tra Haddatha e Rashaf.

A Burj ash Shamali, nei pressi di Tiro, si registrano due vittime, tra cui un bambino, e 32 feriti. A Ebba, nel distretto di Nabatiye, tre persone sono state uccise e altre cinque sono rimaste ferite. Tra gli episodi più gravi figura il bombardamento dell’ospedale di Tebnin, nel distretto di Bint Jbeil, che ha provocato undici feriti tra pazienti e personale sanitario, oltre a ingenti danni alla struttura.

Martellamento continuo

Nel corso della mattinata il bilancio si è ulteriormente aggravato, con almeno altre dieci vittime. Tra queste figurano un soccorritore ucciso ad Arabsalim, quattro lavoratori agricoli siriani colpiti nella zona di Hosh lungo la strada di Mayadin, due lavoratori palestinesi uccisi sulla strada di Maamura e altre due persone estratte senza vita dalle macerie dopo un attacco israeliano sulla strada tra Siddiqin e Qana. Un’altra persona è morta in seguito a un raid contro un veicolo a Tebnin.

Per comprendere l’entità dell’offensiva, i media libanesi riferiscono di attacchi aerei e operazioni con droni anche a Bazuriye, Qana, Arzun, Srifa, Kfartebnit, Deir Zahrani, Tebnin e Khiam.

Ma non è tutto. Le forze israeliane, sempre secondo i media locali, hanno proseguito anche la demolizione sistematica di edifici a Debbin, Blat e Khiam, località coinvolte nelle operazioni terrestri nel sud del Libano, riproponendo uno scenario di devastazione che molti osservatori paragonano a quello già visto nella Striscia di Gaza.

Azioni che Hezbollah ha definito illegali e in “palese violazione del cessate il fuoco” che, almeno formalmente, continua a essere in vigore nell’area. Il movimento sciita non si è però limitato alla condanna e ha risposto lanciando 13 attacchi contro le forze israeliane presenti nel sud del Libano, fortunatamente senza causare vittime.

La denuncia di Medici Senza Frontiere

Una serie di operazioni che l’Idf continua a rivendicare come “legittime”, sostenendo di colpire infrastrutture e miliziani di Hezbollah, ma che spesso finiscono per coinvolgere anche la popolazione civile. Proprio ieri Medici Senza Frontiere ha condannato duramente l’attacco aereo condotto dall’esercito israeliano la sera del primo giugno nelle vicinanze dell’ospedale Jabal Amel, struttura sostenuta dall’organizzazione a Sour (Tiro), nel quale hanno perso la vita quattro persone e altre 127 sono rimaste ferite, tra cui 39 membri del personale ospedaliero.

Come si legge nel comunicato di MSF: “L’attacco ha causato gravi danni allo stesso ospedale Jabal Amel, compresi il reparto di degenza, quello di radiologia e l’unità di terapia intensiva. Una parete di una sala operatoria è stata gravemente danneggiata, lasciando un grande squarcio, e l’équipe medica ha dovuto trasferire d’urgenza metà dei pazienti ricoverati in terapia intensiva in un altro reparto per garantirne la sicurezza.

Il giorno precedente, anche il vicino ospedale Hiram era stato colpito da un attacco aereo israeliano e 13 operatori sanitari erano rimasti feriti. Questi attacchi si inseriscono in un contesto di forte escalation della violenza negli ultimi giorni”. È con queste parole che Medici Senza Frontiere chiede all’Occidente una presa di posizione più netta nei confronti dell’operato del governo Netanyahu.