Ma quale rivoluzione nel Regno Unito: Burnham approda a Downing Street e dall’Ue all’Ucraina ribadisce la continuità con Starmer

Ma quale rivoluzione nel Regno Unito: Burnham approda a Downing Street e dall'Ue all'Ucraina ribadisce la continuità con Starmer

Ma quale rivoluzione nel Regno Unito: Burnham approda a Downing Street e dall’Ue all’Ucraina ribadisce la continuità con Starmer

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Si può riassumere così, citando Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il passaggio di testimone alla guida del Regno Unito tra l’ex primo ministro Keir Starmer e il suo successore Andy Burnham.

Insomma, se qualcuno si aspetta che il nuovo leader apporti grandi cambiamenti in un Paese che non riesce ancora a risollevarsi dopo la catastrofica Brexit, è destinato a rimanere deluso. Certo, sarà profondamente rivista la comunicazione, uno dei talloni d’Achille di Starmer. Così come appare scontato che Burnham cercherà di imprimere una svolta alla politica interna. Tuttavia, entrambi i politici provengono dal Labour e, pur rappresentando correnti differenti all’interno del partito, condividono la stessa linea in materia di rapporti con l’Unione europea, con gli Stati Uniti e, più in generale, di politica estera.

Il primo punto è che Burnham ha già fatto capire di voler proseguire il riavvicinamento all’Ue, interrotto dalla Brexit, anche per arginare la crescita dei partiti di estrema destra, soprattutto Reform UK di Nigel Farage che, paradossalmente, sono proprio quelli che hanno promosso l’uscita di Londra dall’Unione europea.

Nel Regno Unito non ci sarà nessuna rivoluzione

Difficile che cambi qualcosa anche nei rapporti con l’alleato Donald Trump, che non ha mai nascosto la propria scarsa simpatia per i politici estranei alla galassia sovranista e conservatrice. I rapporti tra Washington e Londra sembrano quindi destinati a rimanere freddi.

Ma ciò che più di ogni altra cosa dimostra come il passaggio da Starmer a Burnham sia più di facciata che sostanziale è la gestione della guerra in Ucraina che, secondo i media britannici, vedrà il Regno Unito continuare a sostenere, letteralmente sine die, Volodymyr Zelensky nella resistenza all’invasione russa ordinata da Vladimir Putin. Il tutto senza che Londra, magari insieme a Bruxelles, si faccia promotrice di trattative di pace o, quanto meno, si proponga come possibile mediatrice.

Del resto, Burnham, già da sindaco di Manchester, ha sempre dichiarato di essere “a favore di Kiev” senza se e senza ma. Anzi, in passato ha rivendicato pubblicamente la propria opposizione all’annessione della Crimea nel 2014, arrivando perfino a esprimere una netta contrarietà ai Mondiali di calcio di Russia 2018.

Che su questo punto nulla cambierà lo sanno anche al Cremlino che, infatti, ha già bocciato Burnham, sostenendo di non credere che con lui cambierà qualcosa.

L’addio si Starmer a Downing Street

La giornata nel Regno Unito è iniziata con la breve conferenza stampa di commiato di Starmer. L’ormai ex primo ministro, davanti a Downing Street, ha esordito dicendo: “Il mio lavoro è finito”, per poi aggiungere: “Ora passo il testimone ad Andy Burnham. Gli auguro ogni successo. Ha tutto il mio sostegno”.

Prima di congedarsi, ha però rivendicato quelli che considera i principali risultati raggiunti dal suo governo, in particolare nella lotta alla povertà infantile, nel contrasto all’immigrazione incontrollata, nel rafforzamento della difesa e nel sostegno all’Ucraina, sottolineando di lasciare un Paese “più forte e più giusto di quanto fosse due anni fa”.

La presentazione di Burnham

Nella tarda mattinata Burnham, dopo aver ottenuto da re Carlo III l’incarico di formare il governo, ha tenuto una conferenza stampa davanti a Downing Street per presentare il proprio progetto politico. Raccolto il testimone da Starmer, ha subito dichiarato: “Voglio essere sincero con voi: non siamo stati abbastanza bravi e dobbiamo fare meglio. E lo faremo”.

Ha quindi escluso la convocazione di nuove elezioni generali: “Siamo in una democrazia parlamentare e, se qualcuno riesce a ottenere la maggioranza dei deputati alla Camera dei Comuni, ha ovviamente la legittimità per portare avanti il proprio programma”.

In conclusione del suo breve intervento, Burnham ha confermato che si atterrà al programma elettorale laburista del 2024, confermando di fatto, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la sua guida sarà improntata alla continuità e non alla rottura rispetto a quella del suo predecessore.