Dice di non temere le elezioni di midterm perché convinto di vincerle. Eppure, in queste ore, Donald Trump sembra mettere le mani avanti, così da potersi giustificare in caso di sconfitta. Durante il suo discorso alla nazione, riferendosi al sistema elettorale, ha spiegato che “le elezioni americane sono vulnerabili ai brogli e al rischio che vengano rubate”, aggiungendo che lavorerà con le autorità locali per mettere al sicuro le consultazioni di novembre dalle “scioccanti debolezze” emerse.
Per continuare ad avere un Paese libero e indipendente, “dobbiamo avere un sistema di voto sicuro e affidabile. Quello che abbiamo ora è debole ed è ben lungi dal soddisfare gli standard di sicurezza”, ha tuonato Trump. Poi, sorprendendo i presenti, ha annunciato di avere le prove di queste criticità e di voler desecretare nuovi documenti che, a suo dire, dimostrerebbero le vulnerabilità del sistema e le interferenze straniere di cui sarebbe stato oggetto.
“La Cia ha ottenuto informazioni su un complotto legato al regime di Nicolas Maduro (ex presidente del Venezuela) per truccare le elezioni americane del 2020″. La Cina, invece, “è responsabile di quella che è ritenuta la più vasta violazione di dati elettorali della storia”, avvenuta a partire dal 2020, grazie alla quale avrebbe acquisito “illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi”.
Trump denuncia un complotto internazionale sul voto: “La Cina voleva far vincere Biden, ho le prove”
Secondo il presidente degli Stati Uniti, Pechino “non voleva che Trump vincesse le elezioni” e “voleva aiutare Joe Biden“, al punto da aver “cercato di fabbricare schede illegali” a sostegno dell’ex presidente. Una tesi che, al momento, non trova conferme pubbliche. Per il tycoon, questo silenzio sarebbe stato causato da membri del “Deep State”, che avrebbero cercato di “sopprimere le informazioni”. “Ho dato indicazione alle agenzie competenti di indagare sull’insabbiamento delle interferenze cinesi”, ha aggiunto.
Dichiarazioni di fuoco che hanno scatenato un acceso dibattito, dividendo gli Stati Uniti. Tra i primi a rispondere al tycoon è stato il governatore della California, il democratico Gavin Newsom, secondo cui “le frodi elettorali sono estremamente rare e quasi sempre commesse da cittadini americani”. Anche diversi giornalisti, in particolare di Fox News, non hanno fornito conferme alle parole del presidente, affermando di non essere in grado di “corroborare le dichiarazioni” di Trump sul voto.
Immediata anche la risposta della Cina di Xi Jinping, che ha negato di aver mai interferito nelle elezioni presidenziali statunitensi. “La Cina non ha mai interferito e non interferirà mai nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti”, ha dichiarato un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington. “Le elezioni negli Stati Uniti sono una questione interna degli Stati Uniti. Il loro esito è determinato dal voto del popolo americano”, si legge nella nota.